La Nuova Ferrara

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CONVEGNO DI ECONOMY 

Il ministro Giovannini: la mobilità elettrica opportunità industriale

Matteo Scardigli

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ROMA. «Una parte del settore dell’automobile può trovare riconversione per essere fornitore di componenti di autobus e nuovi autocarri. I prossimi sono anni di opportunità, che il settore privato può cogliere», promette il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini in apertura del convegno dal titolo “Sviluppo sostenibile & circular economy” organizzato all’auditorium romano di Ferrovie dello Stato Italiane da Economy, piattaforma di informazione specialistica per le imprese. Il ritardo con cui Fca si è sintonizzata sulla rivoluzione elettrica fa tremare l’automotive della Toscana, che sanguina dalle ferite aperte di Gkn e Vitesco mentre ancora piange le sorti di Delphi e Trw, così come la Motor Valley emiliana, per la quale il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani paventava una possibile chiusura.

Lo scenario che emerge dal convegno corre lungo i binari della mobilità elettrica. «Bisogna arrivare su un obiettivo condiviso ma con tempi ragionevoli, così che un obiettivo giusto non si traduca in una macelleria sociale», ammonisce infatti Giuseppe Benincasa, direttore generale Aniasa. Magari, come auspica il direttore generale Unrae Andrea Cardinali, tornando a parlare di incentivi alla rottamazione per una sostituzione progressiva del parco auto nazionale obsoleto e inquinante (i veicoli da Euro zero a Euro 4): «Si era parlato al Mise di 3 miliardi, ma nella bozza della legge di Bilancio non c’è neanche un euro». La ricerca di una terza via tra la mobilità di ieri e quella del domani passa dunque dalle infrastrutture, telematiche e “tradizionali”. Mobilità circolare e/o condivisa, motori elettrici o ibridi o alimentati a idrogeno hanno bisogno di 5G e colonnine di ricarica, ma anche – sempre – di ferro e asfalto.

«Questa volta si rispetteranno i tempi: gli interventi previsti nel Pnrr sulle infrastrutture e trasporti saranno completati entro i termini», torna a ribadire Giovannini, che rimette sul piatto i 32 miliardi della legge di Bilancio destinati al potenziamento e alla velocizzazione della linea ferroviaria adriatica e all’avvio della messa in sicurezza della Tirrenica: «Abbiamo scelto solo progetti realizzabili entro il 2026, cambiato le regole con la velocizzazione e soprattutto la gradazione dei processi, e infine abbiamo finanziato progetti già definiti per i quali i soggetti attuatori sanno già adesso cosa devono fare».



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