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Pasquino e la democrazia «Ancora non è raggiunta»

Davide Bonesi
Pasquino e la democrazia «Ancora non è raggiunta»

Oggi all’Ariostea arriva il noto professore: «Il bipolarismo ancora un sogno. Fiducia nell’Europa» 

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il colloquio

Davide Bonesi

“Quale futuro per la democrazia?”. A tentare di rispondere a questo difficile interrogativo oggi è Gianfranco Pasquino, professore emerito che alle 17 è ospite della conferenza nella sala Agnelli della biblioteca Ariostea (via Scienze 17, a Ferrara), che si può seguire anche in diretta video sul canale Youtube “Archibiblio web”. L’incontro odierno, a cura dell’Istituto Gramsci (in collaborazione con il Movimento federalista europeo, sezione di Ferrara) e dell’Istituto di storia contemporanea di Ferrara, sarà introdotto da Davide Nanni.

E così, una settimana dopo l’incontro con Romano Prodi, all’Ariostea oggi c’è Pasquino, professore emerito di Scienze politiche all’Università di Bologna, già senatore della Repubblica dal 1983 al 1996 e membro dell’Accademia dei Lincei. La sua ricca produzione, soprattutto da esperto politologo, parla per Pasquino, autore molto prolifico che annovera fra gli scritti più recenti “Minima politica: sei lezioni di democrazia” (2020) e “Libertà inutile: profilo ideologico dell’Italia repubblicana” (2021). Spesso chiamato a parlare di politica in televisione, oggi all’Ariostea prova a rispondere a un quesito tutt’altro che semplice. «La democrazia in generale - racconta Pasquino alla Nuova Ferrara - è il futuro di tutti noi, perché deve ancora realizzarsi compiutamente. Offre molte opportunità, a partire dalle donne, ma dev’essere costruita attraverso forme di partecipazione dei cittadini e, senza dubbio, con migliori capacità decisionali di chi governa, a tutti i livelli».

IL PANORAMA ITALIANO

Inevitabile con il professor Pasquino toccare il tema della politica e di un panorama italiano ancora complesso con una nuova spinta centrista da parte di Renzi: «Al bipolarismo non siamo mai riusciti ad arrivarci. Per potercela fare servono due componenti essenziali: coalizioni sufficientemente coese e rappresentative dell’intero elettorato e la possibilità di alternanza, ovvero chi governa non strappa pezzi all’opposizione e chi non è al governo fa una buona opposizione. Noi oggi non ci siamo proprio, né a destra né a sinistra, al governo c’è una coalizione grande, non una grande coalizione. In passato ci sono stati buoni tentativi, a esempio con Prodi. Il centro? Spesso è composto da elettori che non sono solo moderati ma guardano cosa fanno le coalizioni e si spostano da una parte e dall’altra. Penso che l’obiettivo sia arrivare al 15% e incidere nelle decisioni, penso a Berlusconi presidente della Repubblica».

IL CAPITOLO EUROPA

Finalmente l’Italia sembra avere un peso nell’Unione Europea: «Siamo fortunati perché abbiamo Draghi a capo del governo, poi Gentiloni commissario europeo e Sassoli presidente del Parlamento europeo. Si tratta di una congiuntura positiva, finalmente gli italiani stanno capendo che il riferimento politico ed economico per noi è solo l’Europa: se l’Europa va bene andiamo bene noi. Il passaggio decisivo sarà quando di questo se ne accorgeranno tutti, tipo Giorgetti, che spero fortemente convinca Salvini che per governare in Italia serve andare d’accordo con l’Unione Europea».

Certo resta un argomento ancora spigoloso che riguarda tutta Europa, quello dei migranti, non solo pensando all’Italia ma anche al caso attuale dei bielorussi che vanno in Polonia: «È una situazione complicata. La Bielorussia sta usando i migranti contro l’Europa e di questo se ne sta approfittando la Russia, che potrebbe semplicemente far dimettere Lukashenko (contestato presidente della Bielorussia; ndr) e non lo fa. A nostra volta non possiamo lasciare sole la Polonia e i polacchi, che si trova in una posizione strategica ma nella quale oggi mancano troppe libertà. Purtroppo l’Unione Europea non ha trovato una politica efficace, approvata e condivisa da tutti gli Stati membri. Personalmente credo che i migranti resteranno un problema per almeno dieci anni. Non è stato creato dall’Europa, ma va risolto per il bene di tutti».

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