Camera di commercio il Pd ci prova ancora «Autonomia anti-Covid»
il caso
Tentativo estremo per salvare l’autonomia della Camera di commercio. Domenica, ultimo giorno utile per gli emendamenti in Finanziaria, la senatrice Paola Boldrini (Pd), assieme ai Alan Ferrari e Andrea Marcucci, hanno chiesto appunto con un emendamento l’introduzione di un nuovo articolo, il 153 bis: si prevede - fatti salvi gli accorpamenti già conclusi - l’indicazione di criteri e modalità per la revisione del numero massimo delle Camere di commercio e della loro dimensione minima, anche in deroga a quanto previsto dalle leggi sulle fusioni. I parlamentari dem, spiega Boldrini, ritengono che «garantire da parte delle Camera di commercio la piena efficienza dell’azione di accompagnamento alla ripartenza delle attività economiche nei territori di competenza» sia fondamentale. E questo, è il ragionamento che sottende all’emendamento, si può fare meglio evitando ad esempio la fusione tra Ferrara e Ravenna, che come noto penalizzerebbe Largo Castello per il numero inferiore di aziende iscritte. «La fusione significherebbe smarrire un patrimonio identitario importante, con il rischio di rallentare, per i naturali assestamenti che seguono simili operazioni, l’attività della nascente “unica” Camera di commercio» conclude Boldrini.
Siamo davvero in zona Cesarini, in quanto la Regione, dopo che il ministro Giorgetti aveva escluso interventi in corsa, ha convocato i commissari delle camere emiliane in “fusione” (anche quelle dell’Emilia ovest) per il 9 dicembre, probabilmente per concludere le procedure.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google