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Il perché del verdetto in corte d’assise 

Per la copparese Castellani assoluzione senza ombre

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LE MOTIVAZIONI

Non potevano rimuovere quell’infermiera, al massimo avrebbero potuto segnalarla agli organi disciplinari: e anche così «non v’è alcuna certezza» che questi «avrebbero poi rimosso la donna». È questa la sostanza delle motivazioni depositate dalla corte d’assise di Ravenna, che il 15 novembre ha assolto, «perché il fatto non sussiste», in apertura di processo e quindi senza neppure celebrarlo, l’allora primario e l’allora caposala dell’ospedale di Lugo, nel Ravennate, il 72enne Giuseppe Re e la 66enne copparese Cinzia Castellani, accusati dell’omicidio con dolo eventuale di una paziente. I due, secondo la Procura, avevano ignorato molti segnali, che portarono alla morte della 78enne Rosa Calderoni a poche ore dal ricovero l’8 aprile 2014. Per gli inquirenti l’anziana era stata uccisa con un’iniezione di potassio dall’allora infermiera Daniela Poggiali, poi assolta. Infatti, nelle motivazioni dell’Assise si rileva che il processo per omicidio a carico della Poggiali «ha registrato due rinvii da parte della Cassazione e ben tre assoluzioni in appello». Un andamento definito «altalenante e disorientante» di fronte al quale – ha precisato il giudice «per onestà intellettuale» – non si poteva pretendere dai due imputati di prevedere eventuali comportamenti della Poggiali «giuridicamente qualificabili come omicidi». Alla luce di ciò, per primario e caposala non è possibile nemmeno ipotizzare «l’omessa denuncia o il favoreggiamento».

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