Freddo e pandemia rendono più difficile aiutare i senza tetto
Rinaldi (Viale K): prima di accoglierli bisogna fare il tampone Ma non sempre le pratiche sanitarie si integrano col sociale
Con il mese di dicembre puntualmente è arrivato anche il freddo, e l’altro giorno per la prima volta il termometro è sceso sottozero. Il pensiero va subito ai senza tetto che l’Unità di strada segue ogni notte secondo una mappa che segnala i luoghi dove solitamente cercano rifugio, ma il Covid ha reso tutto più difficile. E anche per l’associazione Viale K la pandemia ha inciso in modo determinante sull’accoglienza.
«I problemi stagionali li affrontiamo ormai da tanti anni e non rappresentano più l’emergenza, ora il periodo dell’accoglienza è diventato molto lungo – dichiara il direttore Raffaele Rinaldi – I posti disponibili nei nostri quattro dormitori, circa una quarantina tutti riservati agli uomini, sono sempre quelli, e le persone accolte prima del lockdown sono rimaste con noi fino ad ora, tranne pochissimi casi, e non possiamo farle uscire adesso, altrimenti ritornano per strada. Le donne richiedenti asilo, anche con figli, sono ospitate invece a Casa Betania della Caritas e un’altra dozzina fra uomini e donne sono dirottati in via XX Settembre nella struttura dell’Asp».
Nella maggior parte dei casi i senza tetto si rivolgono direttamente a Viale K e all’Asp, ma non essendo più possibile un’assistenza diretta per questioni sanitarie, vengono rimandati all’Asp per sottoporsi al tampone, da inviare al Servizio sportello unico integrato (Ssui) alla Casa della Salute; se tutto è negativo allora tornano a chiedere un riparo. Ma non tutti sono disponibili e preferiscono rimanere in strada.
«Il Covid ha inciso molto sull’accoglienza – prosegue Rinaldi – ha creato un inverno sociale, un’emergenza nell’emergenza perché ha fatto in modo che l’assistenza si prolungasse per un anno e mezzo insieme a un altro problema non ancora risolto. Mi riferisco all’accoglienza e al sociale che funzionano bene e nello stesso tempo, male. Se per caso di notte viene trovata una persona che dorme in qualche angolo della città, non si sa come procedere, sempre a causa del tampone. Ci viene detto di accoglierla, ma se non lo facciamo non è per mancanza di volontà ma per il fatto che non sapendo se è positiva non si può rischiare di mettere a rischio tutti gli altri assistiti. Di notte e nel fine settimana infatti non si possono fare i tamponi. È l’aspetto sanitario che è carente perché non si integra con il sociale. Sembrano due mondi paralleli, ma non è così».
Raffaele coglie l’occasione per chiedere a chi volesse fare una donazione a Viale K di non portare più giubbotti, coperte e vestiti, ma quello di cui si ha bisogno sono lenzuola e federe, calze e soprattutto biancheria intima nuova. Anche per la Mensa della Rivana proseguono le donazioni e i progetti sostenuti da diversi supermercati tra cui l’ultimo è “Più vicini” che assicurano una settantina di pasti giornalieri a persone in difficoltà.
Margherita Goberti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
