Morì d’infarto in ospedale Il marito: «Voglio giustizia»
Era il 9 settembre 2020 quando Monica Bolognesi, 48 anni di Vaccolino, si sentì male Ieri mattina l’udienza per discutere l’opposizione all’archiviazione. La famiglia non si arrende
il caso
Era il 9 settembre 2020 quando Monica Bolognesi, 48 anni di Vaccolino, morì stroncata da un infarto dopo aver atteso per ore al Pronto soccorso dell’ospedale del Delta di Lagosanto. Ieri mattina a Ferrara l’udienza in cui l’avvocato della famiglia, Simone Bianchi, ha argomentato l’opposizione alla richiesta di archiviazione.
il processo
L’opposizione della famiglia all’archiviazione era presentata dalla procura per i dieci indagati, quattro medici e sei infermieri che in servizio il 9 settembre dello scorso anno, si “dimenticarono” della paziente che aspettò invano di essere visitata: nella stessa richiesta di archiviazione la pm Lisa Busato ribadisce proprio questo ricordando che nell’indagine medico legale «è stato evidenziato un ritardo non giustificabile di 181 minuti tra l’arrivo al Pronto soccorso (alle 11.23) al momento della visita in ambulatorio (14.24), considerato eccessivamente lungo... non compatibile con una ischemia in corso...». E allora, l’archiviazione? Perché «non è possibile affermare – scrive la pm citando i medici legali –, che la morte sarebbe stata evitata se la paziente fosse stata valutata più tempestivamente».
giustizia
La famiglia, assistita dall’avvocato Bianchi ha chiesto al giudice di rivedere l’archiviazione e approfondire il ritardo. «Il giudice si è riservato – dice l’avvocato Bianchi –, aspettiamo convinti che si debba andare avanti».
Un dolore mai passato e che non passerà mai quello del marito della donna, Fabrizio Piva, che ha ancora la voce rotta e gli occhi pieni di lacrime. «Io so solo una cosa – dice con fermezza –, che lei adesso non c’è più e che qualcosa quel giorno non ha funzionato. Nell’ultima telefonata che mi ha fatto, è riuscita a dire “sta volta im fa murir” . E poi non l’ho più vista». Piva ha dovuto lasciare sola la moglie perché a causa dell’emergenza in corso nessuno poteva entrare in ospedale.
«Mi sono allarmato e sono tornato al Delta. Ho chiesto e mi hanno detto che si era aggravata. Poi sono usciti tre medici, mi hanno detto di entrate e quando mi sono seduto hanno iniziato a spiegarmi di tutto. A quel punto, confuso e frastornato ho chiesto come stesse e mi hanno risposto “è morta” . Così. E in un secondo la mia vita è cambiata» aggiunge Fabrizio Piva, il quale è convinto ad andare avanti. «Mia moglie non è morta in strada o in casa ma in un ospedale dove era arrivata con una impegnativa in cui il nostro medico curante, che aveva capito tutto, ha scritto urgente. L’hanno visitata 181 minuti dopo. Ed io devo andare avanti, almeno questo lo devo fare per lei che è morta da sola e certamente avrà avuto paura».
Annarita Bova
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
