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Realtà virtuale contro l’ictus «Così coinvolgiamo i pazienti»

Gi.Ca.
Realtà virtuale contro l’ictus «Così coinvolgiamo i pazienti»

L’idea di due ricercatori di Unife e Sant’Anna per migliorare il recupero degli arti  Gli strumenti: un visore e un software. Possibili applicazioni anche in telemedicina

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Pillola rossa o pillola blu? Per Neo, il protagonista del film “Matrix”, rappresentavano la scelta possibile tra la vita reale e l’esistenza vissuta in un mondo di realtà virtuale. Oltre venti anni dopo quella scena “cult”, che ha incantato gli appassionati di fantascienza di tutto il mondo, un docente e una ricercatrice di Unife stanno provando a sfruttare per fini medici la realtà virtuale “immersiva” senza ricorrere alla chimica (le pastiglie).

Collegando un visore binoculare ad un programma informatico hanno intuito le potenzialità terapeutiche di un’ambientazione tridimensionale grazie alla quale il paziente che ha subìto un danno neurologico da ictus potrà esercitarsi per recuperare il controllo e la mobilità dell’arto danneggiato. La sperimentazione è nata dalla collaborazione di un ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), Antonino Casile, 50 anni, docente del corso di Grafica computerizzata di Unife, e Sofia Straudi, 43 anni, medico fisiatra del S. Anna e ricercatrice Unife nel campo delle neuroscienze e riabilitazione. «Il progetto, bloccato durante il lockdown, è poi ripartito - spiega Sofia Straudi – L’ipotesi scientifica che stiamo verificando è che stessa tecnologia utilizzata per fini ricreativi potrebbe essere impiegata per migliorare il coinvolgimento, l’engagement, del paziente e rafforzare la motivazione per compiere il movimento riabilitativo».

Gli ingredienti per attrarre chi partecipa al progetto terapeutico, ancora in fase sperimentale, ci sono tutti. Indossando il visore binoculare si entra in un ambiente tridimensionale che può essere “ritagliato” adattandolo il più possibile alle necessità del paziente. «Può essere ad esempio l’interno di una casa, dove il paziente, quando sarà dimesso, rientrerà. Da tempo è noto che queste tecnologie agiscono sulla parte neurologica e possono migliorare il livello di partecipazione dell’utente, requisito indispensabile per ottenere i migliori risultati nel campo della riabilitazione», sottolinea Straudi che ricorda come «qui, al San Giorgio (il centro di riabilitazione del Sant’Anna, ndr) lavoriamo da molto tempo con la tecnologia grazie all’impegno profuso in questo campo dall’ex direttore Basaglia». Casile racconta che lo sviluppo del prototipo ha richiesto quasi un anno. I fondi? Come spesso succede nel campo della ricerca, soprattutto in Italia, la base di partenza è stato un piccolo contributo e...la testa e le braccia di chi ha lavorato duramente per far sbocciare l’idea. «Il paziente può esercitarsi giocando, visionando filmati a 360° e interagendo con lo spazio mentre lo specialista misura l’ampiezza e la precisione dei movimenti».

Il dispositivo con visore adattato non richiede un’assistenza tecnica superspecialistica e le ambientazioni potenziali possono essere sostanzialmente infinite. «È uno strumento decisamente flessibile ma non sostituisce, si aggiunge alla palestra», rimarcano Straudi e Casile. Applicazioni possibili in reparto, in Day hospital e in telemedicina: lo specialista in studio, il paziente a casa. La sperimentazione si concluderà a inizio 2022. In via teorica questa applicazione della realtà virtuale può essere collegata a un esoscheletro per coinvolgere tutto il corpo del paziente o essere sfruttata durante il training per l’uso di una protesi. «Lo studio clinico, la fase successiva, richiederà un paio d’anni», precisa Straudi. I pazienti reclutati sono una trentina (per movimentare gli arti superiori), nessuno ha rifiutato. Tra loro anche una 86enne che ha molto apprezzato l’opportunità. Con Straudi e Casile collaborano ricercatori (Nicola Schincaglia, borsista di ricerca, Giulia Fregna, dottoranda di ricerca di Unife, Chiara Paoluzzi, studentessa di Fisioterapia di Unife, Andrea Baroni, fisioterapista) e studenti (Vittorio Boarini, Antonio Fogli, uca Galofaro, Martina Tenani, Nicolò Zironi).

Gi.Ca.

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