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copparo – REPLICA DEL SINDACO 

«Camera mortuaria, il Comune deve rimediare a errori di altri»

«Camera mortuaria, il Comune deve rimediare a errori di altri»

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COPPARO. «L’ultima convenzione con l’Ausl rappresenta il “male minore” rispetto alla situazione che abbiamo trovato: costituisce infatti il solo modo per sanare la scarsa lungimiranza e vigilanza sulla camera mortuaria di chi ci ha preceduto. È arrivato il momento di mettere fine alle accuse e di fare ordine sui fatti». A chiarire è il sindaco, Fabrizio Pagnoni, documenti alla mano.

Al 24 ottobre 2018 risale la convenzione fra Comune di Copparo e Ausl per la concessione di locali e servizio che contemplava già la realizzazione di interventi di riqualificazione e adeguamento a carico dell’Ausl e un canone di 12.430 euro più Iva per dieci annualità. I lavori alla struttura della Casa della Salute, e dunque la sua chiusura, risalgono al 29 ottobre 2018: era prevista una durata di cinque mesi, uno in più rispetto alle stime iniziali (marzo 2019). «In virtù di queste tempistiche – dice Pagnoni – era la precedente amministrazione che avrebbe dovuto controllare: forse a dormirci su sono stati proprio quelli che ora ci accusano. Di più. L’obbligo a carico dell’Ausl di avere un obitorio è venuto meno quando l’ospedale ha chiuso ed è diventato Casa della Salute: allora si sarebbe potuto concordare una soluzione diversa. Così non è stato e ora l’onere di avere un luogo per le persone decedute in casa o in aree pubbliche compete al Comune. Ragione per cui adesso è nostro preciso dovere rimediare e aprire la Camera mortuaria quanto prima. Ciò avrà un costo stimato in 97mila euro, che l’opposizione conosce per aver visto queste risorse nelle voci di due variazioni di bilancio, portate in Commissione e in consiglio».

La camera mortuaria è stata consegnata il 30 giugno 2020 con riserve da parte del Comune rispetto allo stato dell’immobile post riqualificazione. Vari sopralluoghi ne hanno rivelato le problematiche e Gecim lo scorso ottobre ha comunicato l’impossibilità di aprire i locali al pubblico visti i “fattori di rischio per la sicurezza e la salute del personale che vi dovrà operare e dei cittadini”.

Dagli infissi non conformi all’adeguamento di parti della pavimentazione: lunga la lista delle opere, si dovrà ottenere il nulla osta della Soprintendenza per eseguire gli interventi e il Comune non ha potuto che prolungare la durata del contratto a 30 anni.

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