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Innovazioni in medicina 

Chirurghi con occhiali “smart” per curare la colonna vertebrale

Gi.Ca.
Chirurghi con occhiali “smart” per curare la colonna vertebrale

La strumentazione informatica della realtà aumentata usata in sala operatoria S. Anna all’avanguardia in Italia. Il professor Massari: meno rischi e più precisione 

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Dal visore della realtà virtuale agli smart glasses della realtà aumentata. Il futuro irrompe in sala operatoria e nel campo della chirurgia ortopedica brucia le tappe. Per la prima volta una strumentazione che in genere non viene associata all’attività del chirurgo ha consentito di effettuare interventi sulla colonna vertebrale di pazienti del Sant’Anna con un livello di precisione e sicurezza tale da diventare un riferimento importante per la sanità nazionale. La tecnologia è tutt’altro che sconosciuta a chi ha confidenza con le acquisizioni più recenti dell’informatica applicata alla scienza ottica.

«La possibilità di utilizzare questa procedura garantisce una pianificazione più puntuale dell’intervento, un posizionamento più accurato dell’impianto (le viti e le barre utilizzate per la stabilizzazione vertebrale, ndr) e la disponibilità di una risorsa in più per la formazione dei giovani chirurghi – spiega il professor Leo Massari, direttore del reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale Sant’Anna – La casistica di impiego comprende il trattamento delle stenosi e dell’instabilità vertebrale, della scoliosi e delle deformità della colonna, dell’artrosi del ginocchio e della spalla Sulla protesi d’anca sono ancora in corso studi».

«Utilizzando un computer e gli occhiali della realtà aumentata oggi si possono compiere interventi che offrono diversi vantaggi anche rispetto alla tecnica robotizzata – precisa Massari – Il robot, che viene sempre guidato da un chirurgo (questa tecnica si usa da tempo per l’insediamento delle protesi di ginocchio e spalla, ndr), è più ingombrante e costoso. Con gli smart glasses si riesce ad agire con un altissimo livello di precisione senza distogliere lo sguardo dall’anatomia del paziente. Ci si può far guidare dall’immagine trasmessa sulla lente in modo da seguire il percorso della vite peduncolare nella vertebra con un minor uso di radiazioni – aumentando quindi la sicurezza sia per il paziente che per il personale sanitario – e osservare al contempo l’organo vero». Il chirurgo può contare sull’ausilio dell’interfaccia del computer e vedere immagini che assomigliano «a una piccola tac», esemplifica Massari. Queste vengono caricate su una usb e poi nel computer, posizionato su una piantana.

Utilizzando lenti e schermo «possiamo controllare se la vite viene direzionata nel modo corretto: sull’occhialino è anche disponibile un dispositivo con funzione di mirino. L’uso di radiazioni è molto più basso di quanto avviene in sala operatoria con tecnica tradizionale. I vantaggi sono decisamente interessanti: riduzione del rischio sanitario, recupero più rapido del paziente, minore invasività perché la metodica si può utilizzare per interventi mininvasivi». L’equipe del Sant’Anna è stata la prima in Italia a impiegare la realtà aumentata per gli interventi sulle vertebre: finora con questa tecnica sono stati operati due pazienti. «In futuro – conclude Massari – questa procedura potrebbe consentire di evitare l’uso della Tac per il controllo post-operatorio».

Gi.Ca.

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