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Educazione sessuale a scuola, è polemica. Udi e sindacati ferraresi: strumento contro violenza e sessismo

Educazione sessuale a scuola, la proposta fa discutere
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Educazione sessuale a scuola, la proposta fa discutere

Lettera in risposta alla stroncature di Alcide Mosso (Lega): nascondere il problema sotto il tappeto non aiuta

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FERRARA. Suscita polemica la presa di posizione del consigliere leghista Alcide Mosso contro l'educazione sessuale nelle scuole ("è più semplice insegnare tecniche sessuali camuffate da educazione e dire ai ragazzi: ecco pillole e profilattici, fate quello che vi pare. Questa è libertà?"). A rispondere in questa lettera sono Paola Castagnotto (Centro Donna Giustizia),  Liviana Zagagnoni (Udi), Francesca Battista (Cgil), Bruna Barberis (Cisl) e
Massimo Zanirato (Uil).

"Abbiamo letto sulla stampa locale le preoccupazioni e le 'certezze' del Consigliere Comunale Alcide Mosso.
L’esperienza maturata da diversi di noi con adolescenti e giovani ci alimentano di costanti interrogativi sulle strategie più idonee a migliorare la relazione educativa. Per questo, non vorremmo sprecare energie in inutili polemiche, ma invece sottolineare che nascondere il problema 'sotto il tappeto' non aiuta a riflettere. Le posizioni ideologiche possono rassicurare, ma difficilmente risolvono i problemi. È  invece importante, per tutti, porsi la domanda di come aumentare la responsabilità dei nostri giovani rispetto la consapevolezza del proprio corpo, e noi aggiungiamo, delle proprie capacità emotive e relazionali.


In ottobre il Ministro dell’Istruzione Bianchi ha posto il tema dell’educazione sessuale nelle Scuole italiane contestualizzandola nella urgenza di preparare i nostri giovani al rispetto reciproco e di educarli all’amore.
Chi frequenta le nostre scuole con attività di prevenzione e di educazione alla salute, sa bene come non sia spesso adeguata la conoscenza del loro corpo, come del pericolo delle malattie a trasmissione sessuale. Molti non sanno cosa significhi essere sessualmente attivi e attingono a fonti informative pericolose o superficiali sui social. Dovremmo riuscire a legare la educazione sessuale, alla conoscenza del corpo e al rispetto del proprio e dell’altrui corpo, allora la collocheremmo, come avviene in numerose esperienze europee, in un dovere informativo e formativo che la scuola dovrebbe avere, alla consapevolezza di sé e all’educazione a scelte responsabili.


Invece di 'ingessarsi' nella educazione sessuale, sì o no, sarebbe meglio dire educare alla consapevolezza della propria sessualità sapendo che questa impostazione porta a favorire il rispetto del proprio e dell’altrui corpo, in continuo cambiamento e trasformazione soprattutto nella fase puberale e adolescenziale; potrebbe aiutare a costruire relazioni basate sul rispetto reciproco e sull’educazione all’affettività.
Inoltre e non ultimo per importanza, potrebbe contribuire a contrastare la continuità di modelli relazionali rigidi e stereotipati, che facilitano la trasmissione di comportamenti violenti, presenti purtroppo anche tra i giovanissimi.
L’educazione sessuale deve essere inquadrata nell’ambito più generale dello sviluppo delle capacità comunicative, affettive e relazionali dei nostri ragazzi.


Il rimando del problema ai libri di testo crediamo sia inutile, visto che ancora molti di questi alimentano stereotipi sessisti. Una preoccupazione già evidente nelle Linee Guida Nazionali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del 2015. (art. 1 comma 16 L. 107/2015) 'Educare al rispetto: per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione'. Le Linee Guida evidenziano la ancora scarsa o non generale attenzione alle differenze e la riproposizione di ruoli, maschile e femminile, stereotipati oltre ad un uso della lingua italiana poco sensibile alle differenze. Le linee Guida raccomandano alle scuole (pgg. 8-9): 'Un uso della lingua che rifletta la differenza attraverso l’uso del genere grammaticale e permette così di identificare la presenza delle donne e attribuire loro i nuovi ruoli che esse detengono nella società sul piano professionale e istituzionale, contribuisce a contrastare la discriminazione, a favorire la parità, e anche a trasmettere modelli socioculturali utili alle giovani generazioni per la scelta della loro futura professione. Nella pratica didattica si suggerisce quindi di verificare l’adeguatezza del linguaggio usato nei libri di testo di tutte le discipline non solo per quanto riguarda la presenza di eventuali stereotipi del maschile e del femminile, ma anche per quanto concerne l’uso del genere grammaticale, che costituisce uno strumento fondamentale per la rappresentazione della donna nel linguaggio'.


Per questo nel documento che abbiamo promosso in occasione del 25 novembre come Centro Donna Giustizia, Udi, Cgil, Cisl e Uil abbiamo rivendicato la necessità di prevedere nei piani formativi scolastici percorsi strutturali e obbligatori di educazione al rispetto, all’affettività ed alla sessualità. Non serve a nulla condividere la radice culturale di discriminazioni e violenze che affliggono la nostra società, a partire da sessismo e stereotipi di genere, se poi non si cercano strumenti educativi di prevenzione e non si agisce, insieme, per renderli efficaci  nell’obiettivo di aiutare le giovani generazioni ad essere più informate e consapevoli".

 

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