«Sono malato, non posso pagare e mi serve una casa»
Comacchio - l’appello dell’uomo che continua a vivere in strada
COMACCHIO. Davide Buzzi, il comacchiese sfrattato venti giorni fa dall’appartamento di via Chiavica 3, dove viveva con moglie, due figli e tre cani, dorme ancora sul marciapiede, nonostante i seri problemi di salute e nonostante il freddo pungente delle ultime notti, anche sotto zero. «Non ho ancora le chiavi dell’appartamento che era stato promesso alla dottoressa Bruna Fazio, la quale aveva mediato con un privato – spiega Davide Buzzi –; probabilmente io e la mia famiglia non siamo graditi. Ho scoperto che ci sono pure molte scale, perché è in mansarda, ma io ho difficoltà, perché sono ammalato».
Tutte le notti Davide Buzzi, ex operatore ecologico stagionale, che ha perso il lavoro dopo esser stato colpito da una patologia tumorale al fegato, si stende, all’addiaccio, su un giaciglio di fortuna, realizzato con cartoni e vecchie coperte. La moglie Francesca ed i figli Gianluca di 27 anni e Raffaele di 22 anni si sono trasferiti da parenti, mentre i tre cani sono temporaneamente ospiti dagli anziani genitori di Buzzi.
la malattia
Il comacchiese, reduce dal terzo intervento chirurgico, lunedì 13 dicembre dovrà sottoporsi, all’ospedale Sant’Anna di Cona, a una nuova seduta di chemioterapia e nonostante le condizioni di salute e atmosferiche non certo ottimali, rifiuta l’idea di trasferirsi temporaneamente alla Caritas. «Di giorno mi riparo dal freddo in auto – prosegue Buzzi –, ma visto che sinora la situazione non si è sbloccata, andrò di persona all’Acer a Ferrara a verificare come stanno le cose. So che sono in torto: ho un debito da 25mila euro da saldare, però a causa della malattia non lavoravo più e non riuscivo più a essere puntuale con i pagamenti degli affitti e delle utenze».
Dopo la risposta puntuale di Acer nell’immediatezza dello sfratto reso esecutivo dal provvedimento del Comune e dall’arrivo dell’ufficiale giudiziario, ora anche l’assessore alle politiche sociali e abitative, Tiziana Gelli, intende fare chiarezza: «Spiace quando una famiglia esce da una abitazione, ma bisogna dire come stanno le cose. La famiglia in questione non ha mai risposto alle raccomandate di sollecito – sottolinea l’assessore Gelli –, non ha mai presentato la documentazione richiesta dagli uffici, non ha mai pagato e nonostante ciò, per quasi due anni la posizione è rimasta sospesa a causa della pandemia». Poi è arrivato l’ufficiale giudiziario, ma nel frattempo l’Acer di Ferrara, attraverso la responsabile dell’Ufficio clienti e gli assistenti sociali del Comune, avevano proposto a Buzzi e alla sua famiglia diverse soluzioni, tutte però respinte. «Ci siamo adoperati in tutti i modi – aggiunge Tiziana Gelli –, abbiamo anche contattato la Curia e siamo in attesa di una risposta, che dovrebbe arrivare giovedì. Ci tengo a precisare che non li abbiamo abbandonati. È sempre difficile aiutare chi non vuole essere aiutato. Speriamo che anche per questa famiglia arrivi un Natale migliore».
Katia Romagnoli
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