Camera di commercio spiraglio per la salvezza
L’emendamento anti-fusione è stato “segnalato” e verrà almeno discusso La Regione avverte: in assenza di novità entro gennaio dovremo procedere
L’emendamento alla legge di Bilancio presentato dal Pd sarà almeno discusso ed è davvero l’ultima possibilità di evitare che anche la Camera di commercio perda la sua autonomia a causa della fusione obbligata con Ravenna. L’assessore regionale Vinvenzo Colla, ancora l’altro giorno all’incontro con i commissari delle Cciaa in fusione (ci sono anche Reggio, Piacenza e Parma), è stato chiaro: «Noi non condividiamo il senso di questa legge, abbiamo presentato anche richieste di modifica mai approvate. Però dobbiamo applicarla, ed entro gennaio dovremo deliberare il riavvio della fusione, se non ci fossero novità. Questo perché le legge prevede in alternativa il blocco delle piante organiche e comunque c’è bisogno che le Camere di commercio tornino ad essere governate da organismi eletti dalle associazioni delle imprese». Come noto, in caso di fusione, sarebbero i ravennati a governare di fatto anche in largo Castello, per via della dimensione maggiore della loro economia riflessa nel numero d’imprese iscritte.
percorso tortuoso
L’emendamento Pd è studiato per scongiurare questa eventualità, ma quante possibilità ha di essere accolto? «Ne ho presentati diversi in passato di questo tenore, tutti bocciati dal governo - spiega Alberto Balboni (FdI), decano dei senatori ferraresi - La sorte di quest’ultimo è incerta: come noto sono stati presentati oltre 6mila emendamenti alla Finanziaria, ed è stato deciso che ogni gruppo politico ne “segnali” un certo numero, non più di 500 complessivamente, che andranno quanto meno discussi e votati in commissione: quelli approvati finiranno nel maxi-emendamento governativo che sarà votato prima della fiducia». Gli emendamenti non segnalati non hanno chance in partenza.
E ieri sera è arrivata la notizia che l’emendamento in questione è stato effettivamente “segnalato” dal Pd, dopo un lavorio svolto da diversi parlamentari in supporto della presentatrice, Paola Boldrini.
le pressioni
Di certo stavolta il fronte anti-fusione sembra compatto, anche territorialmente. È stato infatti il sindaco ravennate Michele de Pascale a inviare a i dieci senatori emiliani una lettera nella quale si esprime il «totale sostegno all’emendamento in Finanziaria firmato dalla senatrice Paola Boldrini», che contiene anche un pressante invito ad «una revisione della riforma, così da consentire agli enti camerali “sani” il mantenimento di un’autonomia provinciale atta a tutelare con maggiori garanzie le peculiarità dei territori e lo sviluppo delle imprese».
Sulla questione è intervenuto dopo il sindaco Alan Fabbri anche Stefano Di Brindisi, amministratore Sipro: «Come il Covid e la pandemia hanno testimoniato, la territorialità - rivelatasi fondamentale in sanità - lo è altrettanto in economia, soprattutto in un momento in cui si stanno facendo strategie di sviluppo che non possono essere traslate dall’alto, ma pensate e pesate sui singoli territori. E il nostro unisce manifattura, servizi e turismo». L’auspicio, ribadisce Di Brindisi, è che «si possano rivedere i criteri e le modalità per la revisione delle Camere, oggi superati e anacronistici, in un’ottica di evoluzione delle stesse Camere di commercio».
Stefano Ciervo
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