Il cuneo salino continua a risalire «Barriere e risaie per fermarlo»
L’acqua di mare è penetrata di 30 chilometri sui rami del Po Pure i mutamenti climatici tra le cause. Confagri: intervenire
«Un suolo in buona salute può contribuire in modo importante a mitigare il cambiamento climatico, preservando la biodiversità e gli ecosistemi. Sono gli agricoltori a custodire ogni giorno questo patrimonio, da cui dipende oltre il 95% della produzione di cibo, e quindi la vita dell’uomo». Lo afferma Confagricoltura, ribadendo il ruolo dell’agricoltura che nella “cura” del suolo, dell’ambiente, degli animali, trova il suo fondamento. La giornata mondiale del suolo appena trascorsa aveva al centro questo tema, ben conosciuto dagli agricoltori del Basso Ferrarese.
Negli ultimi vent’anni l’acqua salata del mare è riuscita a risalire di quasi 30 chilometri nelle foci deltizie, in particolare nei rami secondari, Po di Goro ed il Po di Volano. Entrando nell’entroterra mette a rischio migliaia di ettari di terreni coltivati, a causa della presenza di maggiori valori di salinità sia nelle acque d’irrigazione, che in quelle di falda.
la risalita
«La risalita dell’acqua salata, detta cuneo salino, nei rami del Delta del Po è un grande problema che viene accentuato dalla siccità e da una regimazione non regolare. Contamina le falde e nelle situazioni più gravi, rende l’acqua inservibile a fini potabili e per l’irrigazione di terreni, che, peraltro, essendo caratterizzati dalla forte componente sabbiosa, facilitano l’infiltrazione di acqua salata – lo afferma Franco Dalle Vacche, componente dell’assemblea dei delegati di Confagricoltura Ferrara – si tratta di una minaccia molto significativa che da sempre è oggetto di intervento del Consorzio di Bonifica, che attenziona 40 km di zona costiera, dal Po di Goro alla foce del Reno, contrastando la salificazione dei terreni immettendo acqua dolce, permettendo in questo modo la diluizione della salinità. Opera che in particolare è svolta dai canali di gronda realizzati paralleli alla costa». Senza quest’azione costante, zone come il Bosco della Mesola o le pinete verso i lidi sarebbero scomparse, ma anche gli importantissimi vivai della zona non potrebbero conservarsi.
cambiamenti
Il cuneo salino è certamente favorito dai cambiamenti climatici, dall’innalzamento del livello del mare, ma anche dall’abbassamento del livello del suolo, dovuto a fenomeni naturali ma anche dalle storiche estrazioni di gas. «Servirebbe davvero lavorare su più fronti realizzando barriere antisale ma anche - aggiunge Dalle Vacche - una regimazione del Po della quale se ne discute da anni, che oltre a favorire la navigazione, lo renda meno soggetto a magre estreme, contrastando con efficacia la risalita dell’acqua salata. Nel contempo servirebbero azioni per salvaguardare la coltura del riso, che con le sue pratiche colturali è una barriera naturale contro la salinizzazione dei terreni». Nel giro di pochissimi anni, da 11.000 ettari coltivati siamo a poco più di 4. 500 ettari, una grave diminuzione causata dalle importazioni di riso da Asia sud orientale a prezzi molto bassi.
tempesta perfetta
«A questa situazione si aggiunge oggi, quasi in una sorta di tempesta perfetta, un mercato dell’energia elettrica con prezzi stratosferici» conclude Dalle Vacche, che apprezza comunque la scelta annunciata dal Consorzio di Bonifica di non scaricare i maggiori costi del bilancio preventivo 2022 sui contribuenti, sia agricoli che urbani.
Andrea Tebaldi
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