Richiedenti asilo, pochi e meno “stanziali” «Nigeriani? Non più»
È cambiata la tipologia degli arrivi, testimonia Falaguasta (Caritas) E la gestione economica ora è davvero complicata
È cambiata la tipologia e anche le caratteristiche dei migranti che arrivano a Ferrara. L’onda dei richiedenti asilo di nazionalità nigeriana, che aveva caratterizzato gli anni scorsi, è decisamente in calo, «e si tratta di persone che all’80% restava sul territorio - spiega Paolo Falaguasta, direttore della Caritas diocesana - Ora vediamo soprattutto arrivi dall’Africa francofona e dal Medio Oriente, che fanno scelte diverse. Diciamo che oggi su 10 arrivi solo 2 persone restano». Non ci sono elementi per collegare queste novità con i risultati dell’attività di polizia nei confronti delle mafie nigeriane, Falaguasta guarda soprattutto ai cambiamenti dei grandi flussi migratori in corso in Africa; in ogni caso la minore stanzialità dei nuovi arrivi è un elemento da tenere in considerazione anche per chi “pesca” in questo bacino per i lavori stagionali, in questo periodo di pandemia.
L’osservatorio Caritas resta tra quelli privilegiati visto che l’associazione continua ad essere in prima linea nell’assistenza di emergenza ai richiedenti asilo, con particolare riferimento a donne e bambini. Sono queste le tipologie che saranno ospitate nei 98 posti candidati sul bando prefettizio per l’accoglienza: si tratta dell’unica realtà ferrarese che ha aderito alle condizioni imposte dal ministero, decisamente meno favorevoli rispetto a quelle di un paio d’anni fa. «Siamo attorno a 18 euro al giorno per migrante, più il pocket money che comunque non gestiamo noi - spiega Falaguasta - La gestione è appena in equilibrio, o leggermente in “rosso”, e la burocrazia si è appesantita. Non dimentichiamo però che nelle nostre strutture ospitiamo anche altre tipologie di persone con bisogni, e senza aiuti diretti dallo Stato».
Attualmente negli appartamenti che costituiscono i due centri a rete nuovamente candidati al bando prefettizio, sono ospitate 92 persone: si tratta appunto nella totalità di donne con bambini, in gran parte di origine afghana, irachena o iraniana. I nuovi arrivi? «In media a gruppi di 5-6 alla volta, c’è una grande mobilità anche in uscita. Ultimamente sono forse più le persone che se ne vanno rispetto a quelle che entrano» conclude il direttore Caritas.
S.C.
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