Appalti, mazzette e 200mila euro in casa Venturi arrestato e ristretto ai domiciliari
L’ex CoopCostruttori tra gli accusati di corruzione, turbativa d’asta ed emissione di documenti per operazioni inesistenti
ARGENTA. Ma come? Non era innocente? Non era stato assolto nel processo per il crac della CoopCostruttori? Sì. Eppure, eccolo risalire alla ribalta delle cronache. Lui è Gian Paolo Venturi, argentano classe 1955, l’uomo dell’ufficio romano del gruppo messo in piedi da Giovanni Donigaglia, colui che procurava gli appalti al colosso dell’edilizia. Ed è finito agli arresti domiciliari: la guardia di finanza gli ha pure trovato 200mila euro in contanti dentro casa. La vicenda che lo vede indagato è la “solita” del settore: appalti e mazzette.
I PROVVEDIMENTI
Le misure cautelari emesse dalla procura della Repubblica di Benevento, eseguite giovedì scorso dalla guardia di finanza su ordinanza del gip sannita, riguardano Antonio Bargone, presidente pro tempore della Società Autostrada Tirrenica spa; Fulvio Rillo, imprenditore sannita e vicepresidente Confindustria Benevento; Vincenzo Voci, dipendente di Autostrade per l’Italia s.p.a.; Gian Paolo Venturi. I quattro devono rispondere di corruzione aggravata, turbata libertà degli incanti ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, reati legati all’aggiudicazione di una procedura aperta da Autostrade per l’Italia s.p.a. con un importo di oltre 75 milioni di euro. Disposto dal gip anche un sequestro preventivo per equivalente di 64.128 euro, ritenuto parte del prezzo della corruzione, l’importo finora oggetto di effettivo pagamento.
I responsabili dell’aggiudicazione dell’appalto da circa 75 milioni di euro avrebbero dovuto incassare lo 0,5% in solido: è quanto emerge dall’inchiesta che ha portato alle quattro misure di custodia cautelare con il beneficio dei domiciliari nei confronti dell’ex sottosegretario Antonio Bargone, avvocato brindisino classe 1947, deputato (1987-’96) e poi senatore (1996-2001) nelle fila di Pci e Pds, sottosegretario nei governi Prodi, D’Alema e Amato ai lavori pubblici; del costruttore Fulvio Rillo, vicepresidente di Confindustria Benevento; del contract manager di Autostrade per l’Italia spa; Vincenzo Voci; Gian Paolo Venturi, già implicato (e assolto) nel fallimento della CoopCostruttori di Argenta.
L’indagine è nata dall’arresto di un funzionario Anas, che ha consentito di seguire un altro filone che portava appunto ad anomalie nell’aggiudicazione della gara per le tratte autostradali della DT6 di Cassino, lotto 7. Al bando parteciparono due aziende, una di Napoli, l’altra di Benevento: sebbene sulla carta l’azienda partenopea avesse migliori requisiti, la gara fu poi assegnata all’impresa beneventana.
LA TANGENTE
Il pagamento della tangente di 360mila euro, di cui 260mila al presidente della Società Autostrada Tirrenica spa, allo stato solo indagato, e 100mila al dipendente Aspi Vincenzo Voci, ora ai domiciliari, non è stato mai concluso. Per gli inquirenti, l’aggiudicazione della gara avrebbe comportato sinora un esborso da parte dell’azienda beneventana aggiudicataria di 64.124 euro.
Agli atti dell’indagine ci sono decine e decine d’intercettazioni e di riscontri agli incontri di persona che l’ex responsabile commerciale di CoopCostruttori, per conto dell’azienda sannita, aveva a Roma per seguire gli sviluppi della gara d’appalto. Una volta aggiudicata, la gara venne contestata dalla società non ammessa, ma le analisi dei tecnici Aspi non davano conto di anomalie. Secondo gli inquirenti, le pressioni dello stesso dipendente di Aspi destinatario di misura cautelare consentirono l’aggiudicazione provvisoria per la quale l’azienda di Benevento avrebbe versato solo poco più 60mila euro, promettendo attraverso l’intermediario di saldare successivamente il conto. Per giustificare l’esborso, sarebbero state fatturate operazioni inesistenti, come compenso per un patrocinio legale dinanzi al Tar del Molise. Nel corso delle perquisizioni effettuate dalle fiamme gialle sono stati notificati anche altri avvisi di garanzia.
LA PERQUISIZIONE
E a proposito di perquisizioni, importante l’esito di quella a casa di Venturi: custodiva circa 200mila euro in contanti e dovrà giustificarne la provenienza alla guardia di finanza di Benevento. Scoperta non sorprendente, essendo indicato dagli inquirenti sanniti come collettore di tangenti.
Ma torniamo all’indagine. Ogni componente del raggruppamento temporaneo d’imprese doveva fare la propria parte e concorrere al pagamento delle tangenti per garantire il buon fine dell’appalto da 76,5 milioni di euro bandito da Autostrade per l’Italia spa. È la sintesi del procuratore di Benevento, Aldo Policastro: «Un patto corruttivo in essere», lo definisce Policastro.
L’inchiesta è tutt’altro che conclusa. Durante le perquisizioni domiciliari sarebbero stati rinvenuti elementi importanti per delineare meglio il quadro investigativo e sarebbero stati notificati inviti a comparire ad altre persone indagate.
Le indagini del nucleo investigativo delle fiamme gialle di Benevento si muovono anche su un altro fronte: qualcuno avrebbe infatti intralciato il lavoro degli investigatori, fornendo informazioni o suggerimenti per come eludere le indagini. Ci sono degli avvisi anche su questo fronte e nei prossimi giorni gli inquirenti sanniti ascolteranno anche altre persone. Tra queste sicuramente i componenti del raggruppamento d’imprese, che sarebbero stati a conoscenza dell’attività di pressioni su Autostrade per l’Italia per consentire l’aggiudicazione dei lavori per la tratta Dt6 di Cassino, Lotto 7.
GLI INCONTRI ROMANI
I lavori prevedono interventi di manutenzione delle pavimentazioni della piattaforma autostradale, degli svincoli, delle aree di servizio e di parcheggio e di pertinenze lungo le tratte autostradali e di tutte le aree, opere, impianti e installazioni compresi nel patrimonio autostradale o complementari a esso. In un anno di indagini, gli investigatori hanno documentato frequenti incontri tra gli indagati, soprattutto a Roma, dove sarebbero state concordate strategie, cifre e modalità di consegna.
In questo senso sarebbe particolarmente rilevante la figura di Venturi, che avrebbe ottenuto le informazioni più importanti per seguire tutta la procedura di aggiudicazioni dell’appalto. E per superare gli intoppi causati dai ricorsi della ditta napoletana, che aveva requisiti più vicini ai parametri fissati dalla commissione aggiudicatrice, Venturi, secondo l’accusa, sapeva chi e quando sollecitare, avrebbe concordato le condizioni economiche e soprattutto indicato al raggruppamento d’imprese le modalità di pagamento.
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