«Ciao Marco, per sempre vivrai nei nostri cuori» L’addio al vigile del fuoco
Nella chiesa di San Martino il commovente saluto al pompiere Galan Il 26 luglio 2006 un terribile infortunio in caserma lo immobilizzò in un letto
Marcello Pulidori
Ciao Marco, ciao grande amico, ciao immenso collega. L’hanno salutato così i suoi compagni di lavoro. L’addio a Marco Galan è stato qualcosa che è persino difficile raccontare. San Martino, frazione a pochi chilometri dalla città, si è fermata ieri mattina ed è stata teatro di qualcosa che rimarrà nella sua storia. I funerali di Marco Galan, 58 anni, morto mercoledì scorso all’ospedale di Cona, si sono svolti ieri nella chiesa di San Martino. Cinquantotto anni, Marco. Ma la sua vita vera si era fermata quel 26 luglio 2006, stritolato da un mezzo di servizio nella caserma di Via Verga da poco inaugurata. Allora Marco di anni ne aveva 43. Da quel giorno immobile in un letto. La storia di Marco assomiglia a quelle uscite dalla penna di certi scrittori noir tanta è la passione che contiene, tanta è la misericordia che ispira. A rendergli onore c’erano tutti. Non solo i colleghi, impettiti dal suo ricordo e da un freddo che taglia. Tra i primi ad arrivare il massimo dirigente dei vigili del fuoco, Guido Parisi, comandante del corpo nazionale dei pompieri. Al suo fianco il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Antonio Giovanni Marchese. Arriva anche il vicesindaco Nicola Lodi. Il rito è celebrato, con trasporto, da don Michele Zecchin cappellano dei vigili del fuoco. Per tutti l’appuntamento è sul piccolo sagrato della chiesa di San Martino, un vialetto stretto e ordinato che conduce al tempio. Figlio unico, Marco. Figlio amato. Non c’è il papà ovviamente, scomparso l’anno scorso. Ma c’è la mamma Laura. Da lei vanno tutti. Per una parola, per un abbraccio. Il comandante Parisi, il prefetto Rinaldo Argentieri. Nel frattempo un centinaio di persone si radunano nelle vicinanze della chiesa. Il dramma di Marco ha spezzato il cuore di tanti: i familiari, gli amici, i colleghi. Alle esequie erano presenti almeno 100 vigili del fuoco. Tutti in divisa. In ognuno di loro una espressione provata. Dolorosa. La tragedia di Marco Galan è una storia che non scivola addosso.
«Siamo qui per ricordare Marco e per rendergli omaggio davanti a Dio – ha detto con parole toccanti il cappellano don Zecchin in una omelia non di circostanza – In questo momento misterioso siamo qui davanti alla mamma Laura, alle tate che sono state vicine a Marco, all’amore che Marco ci ha dato, all’insegnamento che ci ha trasmesso – ha detto don Zecchin – perché Marco ci ha insegnato che la vita è una e va sempre vissuta».
Un ringraziamento da parte di tutti, come accennato, è stato rivolto alle ragazze che in questi anni hanno sorretto Marco, ma più ancora i suoi genitori, che lo hanno aiutato comunque a vivere oltre ogni ostacolo. Alla fine della cerimonia funebre, in una San Martino ammutolita, il corteo dei mezzi dei vigili del fuoco ha accompagnato Marco Galan nell’ultimo viaggio verso il cimitero del paese. Non c’è un briciolo di retorica in questi minuti, in questa mattinata. C’è il ricordo di un collega scomparso in un maledetto e ineffabile giorno di luglio di 15 anni fa.
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