Le sue tate, i suoi angeli
Le ragazze che in questi anni hanno assistito Marco ieri erano nei primi banchi della chiesa Il ringraziamento della famglia e di tutta la comunità
Adriana, Silvia, Paola, e poi i nomi di tutte le altre. Quasi tutte ragazze dell’est. Ci sono i loro nomi vicino alle corone di fiori che circondano il feretro di Marco Galan. Sono le ragazze che in questi 15 anni, da quel maledetto 2006 in cui avvenne l’infortunio che fermò di fatto la vita di Marco immobilizzandolo a un letto, hanno fatto tantissimo per aiutare la famiglia. Per stare vicine il più possibile alla mamma di Marco, Laura. Ieri queste ragazze erano sedute nei primi banchi della chiesa di San Martino, la mascherina su e la lacrime che cadono. C’è in tutte la commozione per qualcosa che è difficile anche soltanto spiegare e descrivere.
le parole di marco
Nel santino, che riporta la data del 8 dicembre 2021, il giorno della morte di Marco Galan, l’ultima più recente festa della Immacolata, c’è una frase che non può passare inosservata. «Oggi ho finito il mio calvario durato oltre quindici anni. Ringrazio tutti coloro che, direttamente e non, hanno aiutato la mia famiglia in questi anni. Adesso potrà vedere, parlare, correre, urlare. E muovere braccia e gambe per vivere la mia seconda vita. Adesso sono qui in questa cassa che non è da morto ma è la mia libertà». Firmato Marco. Marco Galan.
l’incidente
Quel tragico collaudo con l’ultima condanna per l’ex comandante. Era il 26 luglio 2006 quando Marco Galan stava collaudando un cavo d’acciaio collegato a due veicoli di servizio, nel piazzale della caserma, in tensione e sollecitato a sforzi: un corriere col suo furgone venne fatto entrare nella caserma, transitò nel piazzale e agganciò, non vedendolo, quel cavo d’acciaio, spostando uno dei due veicoli cui era collegato: quello più vicino a Galan lo travolse, passandogli sopra. Un incidente che di fatto ha fermato la vita di Marco. Incapace di muoversi e di comunicare. Incapace di anche di vedere. Incapace di trasmettere emozioni. Un dramma nel dramma, che la sua famiglia, per lui figlio unico, ha portato avanti con dignità fino alla fine, fino a ieri mattina.
la vicenda giudiziaria
A dicembre 2020 c’è stata la sentenza definitiva, il sigillo apposto dalla Corte dei Conti a tutti gli strascichi giudiziari del caso. Non quelli penali definiti da tantissimi anni, ma sui danni che lo Stato italiano ha chiesto all’ex comandante dell’epoca Michele De Vincentis, già condannato nei vari processi penali per non avere garantito la sicurezza sul lavoro in quel piazzale, quel maledetto pomeriggio di 15 anni.
Ieri l’ultimo atto di questa tragedia.
M. Puli.
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