La Nuova Ferrara

Ferrara

DUPLICE omicidio di rero 

In aula si sbriciolano le perizie Le armi e i vestiti non parlano

Annarita Bova
In aula si sbriciolano le perizie Le armi e i vestiti non parlano

I reperti sequestrati in casa e nella macchina degli indagati non sono compatibili Adesso il pm dovrà decidere se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio

2 MINUTI DI LETTURA





rero. Chi ha ucciso i cugini Dario e Riccardo Benazzi? L’interrogativo è quanto mai aperto e la strada in salita, considerato che le perizie del genetista Pasquale Linarello e del chimico Oscar Ghizzoni hanno dato esito negativo: non ci sono tracce di alcun tipo che portino agli unici due indagati, padre e figlio che vivono nella casa vicino al campo dove sono stati trovati i corpi carbonizzati delle vittime lo scorso 28 febbraio.

Ieri mattina, in tribunale a Ferrara, la discussione dei risultati delle analisi nell’incidente probatorio chiesto dall’avvocato Stefano Marangoni che difende i due indagati. Adesso il pm Lisa Busato dovrà decidere se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio o con l’archiviazione.

le analisi

Va in primo luogo specificato che i prelievi sui soggetti indagati sono stati effettuati dalla polizia giudiziaria 24 ore dopo il ritrovamento dei corpi. Secondo l’avvocato della famiglia di Dario Beneazzi, Denis Lovison, «se passano tante ore è difficile trovare poi le tracce ma non significa che il fucile preso in esame non abbia sparato».

Sui tamponi esaminati relativi a mani, naso e orecchie degli indagati non sono state rilevate particelle di particolare interesse investigativo, così come sugli abiti degli stessi. Soltanto sulla maglia di uno dei due indagati sono state rilevate alcune particelle metalliche la cui forma non è però risultata compatibile con quelle riconducibili alle particelle dello sparo.

Anche sulla “famosa” porzione di accendino, che a un certo punto era sembrata la chiave di volta e sottoposta ad accertamenti non sono stati rilevati frammenti di impronte utili al confronto. È però importante sottolineare come lo stesso oggetto abbia subìto l’azione delle elevate temperature scaturite dall’incendio, è dunque molto probabile che eventuali residui organici presenti siano evaporati o andati distrutti proprio nel rogo.

E secondo il perito Ghizzoni, anche sulle armi in esame, così come sulla porzione di accendino, non sono state rilevate impronte papillari recenti o comunque utilizzabili per un successivo confronto.

i reperti

Analisi anche su tutti i reperti. Sotto lente uno scalpello, delle scarpe, due portachiavi ed anche delle monete. Analizzati i tappetini dell’auto degli indagati, come anche indumenti e ogni altra cosa che in qualche modo potesse parlare, compresi peli e capelli rinvenuti sotto le loro scarpe ma il confronto con i profili genetici relativi alle vittime non ha consentito di verificare compatibilità genetiche. Insomma, al momento non ci sono prove e senza prove è difficile andare avanti. «Siamo solo in una fase iniziale - spiega Lovison -. Le relazioni sono perfette, nulla da dire sul lavoro dei periti ma l’accesso al fascicolo potrebbe aprire nuovi scenari».

Annarita Bova

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google