La Nuova Ferrara

Ferrara

l’inchiesta  

In Cassazione l’altra verità sulle strutture Vicini al processo i nove indagati rimasti

Il 18 gennaio udienza a Roma contro il sequestro: le difese chiedono la riqualificazione del reato. Ma la procura avrebbe già deciso per il rinvio a giudizio

2 MINUTI DI LETTURA





Se per le strutture dello stadio si va verso il lieto fine, con la riapertura graduale, prima di Est e poi di Nord, ancora sotto sequestro, resta aperto tutto il versante giudiziario, l’inchiesta che vede nove indagati per frode in fornitura (ossia aver fatto non in regola i lavori e averli fatti pagare al Comune un prezzo non dovuto) e i falsi (che chiamano in causa progettista, collaudatori e direttore lavori). L’inchiesta sui lavori di ampliamento dello stadio Paolo Mazza, realizzati per adeguarlo alla serie A è chiusa ormai dal giugno scorso, quando la procura depositò l’atto di chiusura indagini contro i nove indagati: il costruttore Giuseppe Tassi, il progettista Lorenzo Travagli e i collaudatori Alessio Colombi e Fabrizio Chiogna e i costruttori Giampaolo Lunardelli, Lucio Coccolo, Domenico di Puorto, Antonino Sebastianutti e Claudio Di Sarno. Bene, da allora, come si ricorda il pasticcio dello stadio ha subito uno stop giudiziario e registrato l’ennesimo colpo di scena: la procura chiese conto ai propri consulenti sulle strutture, e i tecnici Pellegrino e Organte indicarono la loro assoluta pericolosità e non sicurezza, facendo scattare di nuovo il sequestro del giudice Russo, su Curva Est e Gradinata Nord, non agibili all’accesso al pubblico perché ritenute “pericolose”. Così, la battaglia giudiziaria si è spostata sul sequestro, con ricorsi prima al Riesame (bocciato) e ora pendente in Cassazione, fissato per il prossimo 12 gennaio. Le difese degli indagati chiedono ai giudici romani di pronunciarsi sul sequestro (o meglio, sul fatto che loro non hanno voce in capitolo, non essendo né proprietari né utilizzatori del bene) e soprattutto sulla riqualificazione del reato, come chiesto dalla difesa di Tassi: ossia, non sussiste la frode in fornitura, perché in realtà non c’è stata a parere delle difese. Comunque sia, da quanto si apprende, ora la procura, senza attendere il pronunciamento della Cassazione avrebbe deciso di chiedere il giudizio per i nove indagati.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google