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dopo l’offerta per acquisire la banca ligure 

Le mani di Bper su Carige per creare il terzo polo

Gianluca Pedrazzi
Le mani di Bper su Carige per creare il terzo polo

Gli analisti promuovono l’operazione: balzo dell’attivo a 150 miliardi e sinergie. Sullo sfondo la possibile operazione Sondrio

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Gianluca Pedrazzi

L’aria è quella delle grandi manovre. Che portano a un terzo polo bancario, che faccia concorrenza a Unicredit e Intesa. Dopo l’operazione Ubi, Bper Banca accelera nello shopping e il mercato finanziario ieri ha - in questa prima fase- promosso a pieni voti l’offerta per acquisire Carige, la banca genovese da tempo in cattive acque, ma dal grande potenziale e soprattutto protagonista in regioni come Liguria e Toscana dove la sovrapposizione con gli sportelli è minima. Ha fatto +6% il titolo Bper ieri a Piazza Affari e +13% il titolo Carige (0,78 di poco sotto gli 0,80 offerti) e entro lunedì prossimo il Fondo Interbancario di Tutela Depositi che controlla l’88,3% della banca ligure (di cui l’8,3% detenuto da Cassa Centrale Banca) dovrà dire se concede o meno un periodo di esclusiva per sottoscrivere un contratto definitivo di acquisizione dell’istituto entro il 31 gennaio. La formula è quella già utilizzata da Unicredit per rilevare un perimetro di Monte Paschi o di Intesa San Paolo per acquisire la Popolare Vicenza e Veneto Banca. Un euro simbolico, che va letto e riassunto in un concetto piuttosto semplice: Carige allo stato attuale può essere un problema per il Fondo Interbancario di Tutela Depositi che ne garantisce l’operatività. Allora Bper chiede che il Fitd versi un miliardo di euro per ricapitalizzare l'istituto ligure con l'istituto Modenese che pagherà l’ euro simbolico per rilevare l'88,3% del capitale dell'istituto ligure. Accettata l’offerta, la banca guidata da Piero Luigi Montani (già amministratore delegato di Carige e dunque profondo conoscitore dello stato di salute dell’istituto genovese), Bper lancerà l’opa a 0,80 euro per azione. Che a conti fatti per Bper significa sborsare circa 70 milioni. Sollevando tutti dal problema Carige. E i vantaggi dell’operazione per il gruppo bancario presieduto da Flavia Mazzarella? Evidenti già nei numeri: il balzo da 120 a 150 miliardi di euro del portafoglio crediti e del totale dell’attivo (il quarto per dimensione in Italia), l’aumento della base di clientela del 20% superando così con gli oltre 800mila clienti Carige quota 5 milioni, le sinergie di costo, il miglioramento della qualità dell’attivo e l’ulteriore ridimensionamento dell’Npe del Gruppo. Il rafforzamento del polo Private banking che porterà in dote Banca Cesare Ponti a sua volta in portafoglio a Carige. Ma c’è dell’altro se si guarda ad orizzonti ancora più lontani: aver acquisito una buona fetta di sportelli Ubi e ora riuscire a mettere a segno l’incorporazione di Carige (che porterà Bper in forza in Liguria e Toscana), possono essere tasselli finalizzati all’operazione Popolare Sondrio (dove Unipol, attuale “anima e cuore” di Bper, è già socio di riferimento). A quel punto ecco che il risiko bancario avrebbe portato alla nascita di un terzo polo con numeri tali da poter fare la voce grossa non solo sul mercato creditizio ma anche in ulteriori operazioni di aggregazione (Bpm?). Da una posizione però di forza (particolare non trascurabile...). Dando anche fiato alla possibile rivalutazione del titolo azionario penalizzato e sottovalutato da anni. Promossa dagli analisti e dal mercato la parola sull’operazione ora passa a chi controlla Carige. Lunedì la risposta.

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