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“La camara di salam” come status symbol Ma sta scemando l’arte di disfare il maiale

Giuliano Barbieri
“La camara di salam” come status symbol Ma sta scemando l’arte di disfare il maiale

I norcini del territorio di Vigarano Mainarda raccontano la creazione di salamine, pancette e coppa a parte alcuni segreti 

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la storia

Sino alla fine del secolo scorso erano tante le famiglie a Vigarano Mainarda, come nel resto della provincia, che con l’arrivo della stagione fredda “disfavano” il maiale in casa per preparare gli insaccati. Ora le famiglie che lo fanno - sempre nel Vigaranese - si sono ridotte ad appena una decina. Sono invece in costante aumento le famiglie che acquistano la carne di maiale per ricavare cotechini, salamine da sugo, pancette, coppa di testa, e ciccioli. Quello che una volta era un rito ora è diventato uno status symbol, ossia avere “la camara di salam”.

A creare questo tesoretto ci pensano i gruppi di norcini che al loro interno sono legati da vincoli di parentela o da forti legami di amicizia. Questo perché i segreti della loro arte non devono essere svelati all’esterno. A Madonna Boschi i norcini più famosi sono quelli usciti alla scuola di Alceste Zanetti. Il figlio Sevino e il nipote Paolo sono ligi nel mettere in pratica gli insegnamenti avuti e, al contempo, determinati nel conservare i segreti all’interno del gruppo. Paolo Zanetti guida il gruppo formato dal suocero Renato Pola, il cognato Franco Bigoni, gli amici Mario Sigrisi e Angelo Cavicchi. «Come ci è stato tramandato - spiega Paolo - le salamine da sugo le leghiamo in modo da formare 16 fette. Le carni che scelgo sono guanciale, coppa e pancetta poi aggiungo sale, pepe, spezie e i segreti del mestiere. Per i cotechini, invece, uso carne muscolosa, spalla e cotenna. Dopo dieci giorni sono già pronti per essere cucinati».

UN’ARTE

Per preparare una buona salamina da sugo è fondamentale la stagionatura. «Appena fatte - racconta Sevino - , per tre giorni le salamine vanno messe in una stanza ad asciugare a una temperature costante di 17º. Bisogna controllare che si asciughino bene, senza che si scaldino troppo, poi bisogna metterle in una stanza fresca, arieggiata e non soggetta a sbalzi di temperatura. La stagionatura deve essere di almeno nove mesi e bisogna verificare, quasi giornalmente, come si forma muffa. Se è bianca vuol dire che tutto procede bene, invece se è scura bisogna toglierla subito. Con un’ottima stagionatura la salamina cala di quasi la metà».

A Vigarano Mainarda opera il gruppo guidato da Fiorino Pozzati che, oltre al fratello Carlo, comprende Gianni Tieghi, Peppino Tosi, Pucci Galli ed Ermes Zapparoli. Specialisti nelle coppa di testa e le pancette: «Per la coppa - racconta Fiorino - si utilizza solo la lingua e la carne della testa del maiale. Bollire il tutto per 4 ore e dopo aver aggiunto il condimento con sale, pepe, noce moscata e aglio, la carne va insaccata e dopo una settimana si può già affettare. Per le pancette il condimento è identico, ma è importante arrotolarle bene e legarle molto strette».

I norcini terminano il loro lavoro offrendo alla propria famiglia i ciccioli croccanti e appena sfornati: «In una pentola di rame - spiega Danilo Taddia di Porotto - bisogna mettere le parti grasse e unte, e far bollire il tutto a fuoco lento. Quando si comincia a vedere il colore rosato estrarre i ciccioli e, dopo aver aggiunto sale e pepe, usando due assi di legno vanno pressati per far uscire il liquido, che asciugandosi diventerà lo strutto; poi si devono mangiare subito i ciccioli caldi e croccanti».

Insomma, in forma ridotta, e adattata alle esigenze dei tempi, la tradizione di disfare il maiale in famiglia continua creando “la camara di salam”.

Giuliano Barbieri

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