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cronaca

«Troppi incivili a Mesola, rischiamo tutti»

Lo sfogo del commerciante: c’è gente positiva che va tranquillamente in giro, non possiamo permetterci altre chiusure


17 dicembre 2021 Davide Bonesi


«Non è possibile che per colpa di qualche sconsiderato si metta in ginocchio l’economia di una comunità».

È arrabbiato, molto arrabbiato, Primo Marchetti, storico amministratore mesolano, a sua volta titolare di un’attività commerciale. Il motivo dello sfogo è legato al recente contagio nelle scuole mesolane, diffusosi molto velocemente creando problemi ai tanti parenti dei bambini che ora si trovano in quarantena e dovranno starvi per un lungo periodo. «Io per primo – racconta – , ho avuto un nipote positivo e per contatti con altri positivi tutti i miei familiari sono ora in quarantena. Parliamo di liberi professionisti, persone che se non lavorano non portano a casa il pane e non è possibile dopo quasi due anni di questa tragedia».

Il Covid a Mesola ha provocato di recente anche alcune vittime, una donna di 91 anni morta all’ospedale Sant’Anna di Cona il 27 novembre e un uomo di 72 anni morto sempre a Cona il 4 dicembre.

«Non dico alla gente che deve vaccinarsi, questo no, ma le regole vanno rispettate. Lo sappiamo tutti in paese che ci sono persone positive che sono andate ugualmente in giro e così il contagio si è sparso velocemente, non solo a scuola, ma anche negli uffici comunali e fra gli agenti della polizia locale. In pratica tutte o quasi le famiglie hanno dei contagiati o persone in quarantena perché venute a contatto con positivi. Il risultato è che gli ambulanti non vanno ai mercati, i pochi negozi del paese sono chiusi e in un quadro economico già grave di suo questo è inaccettabile».

Marchetti dopo essere stato nella precedente legislatura consigliere comunale della lista “Creare Futuro” ora è fuori della politica: «La faccia però la metto, come ho sempre fatto. Ho parlato di questo problema anche al sindaco Padovani, spero che si trovi il modo di intervenire, le regole vanno rispettate e fatte rispettare a difesa della comunità e per evitare di dare il colpo di grazia ad attività economiche già duramente colpite».

Davide Bonesi

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