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Un foglio di via mai applicato Perde lavoro e dorme al freddo

Davide Bonesi
Un foglio di via mai applicato Perde lavoro e dorme al freddo

Il caso di un 40enne marocchino operaio agricolo a Cologna: ora vive all’aperto a Copparo Ha l’obbligo di firma alla stazione carabinieri di Ro. L’ex datore: «Nessuno ci dice cosa fare» 

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LA STORIA

Davide Bonesi

Questa è una vicenda che incrocia sfortune personali, intoppi burocratici ma anche generosità di persone pronte ad aiutare il prossimo. Il protagonista si chiama Mustapha Chahboune, 40enne di nazionalità marocchina domiciliato in via Ca’ Bianca 5 ad Alberone di Riva del Po, ma da ormai tre mesi fantasma in giro fra Copparo e Ro, senza un lavoro, senza beni personali e, soprattutto, senza un tetto sotto cui dormire in queste rigide notti invernali.

L’ARRIVO In ITALIA

La storia italiana di Mustapha inizia a Reggio Emilia, dove vive uno dei fratelli. Il giovane marocchino lavorando in nero si paga il viaggio nel nostro Paese, alla ricerca di una vita e un futuro migliori di quelli a cui poteva aspirare nella propria terra d’origine. A Reggio Emilia, però, Mustapha ha anche brutte frequentazioni e finisce per essere coinvolto in una vicenda di piccolo spaccio di droga. Senza avvocato, pur non avendo accuse specifiche a livello personale, finisce per ricevere il foglio di via. Ma, si sa, il foglio di via non coincide con l’immediato espatrio e così Mustapha rimane a lungo in terra emiliana, senza alcuna prospettiva. Finché un giorno un altro fratello, residente appunto ad Alberone di Riva del Po, gli dice di raggiungerlo perché ha un lavoro per lui in un’azienda agricola della zona. E così per Mustapha inizia una nuova vita, finalmente con delle certezze.

IL LAVORO

L’azienda agricola in questione è a Cologna e a gestirla c’è Fabrizio Leonardi, più che soddisfatto del comportamento dell’uomo di nazionalità marocchina: «Mustapha è una brava persona - ci dice -, è arrivato da me nell’estate del 2020 e per oltre un anno ha lavorato qui. Non ha creato alcun problema, un lavoratore serio e infatti ho subito presentato domanda per regolarizzarlo e poi l’ho assunto con regolare contratto».

Tutto bene appunto fino a settembre, precisamente il 14, quando in azienda è avvenuto un normale controllo da parte del personale dell’Ispettorato del lavoro. «Da parte nostra era tutto in regola - spiega Leonardi -, ma purtroppo Mustapha è risultato con un foglio di via e così sono stati chiamati i carabinieri. Il foglio di via è risultato ostativo anche davanti al regolare contratto di lavoro».

E qui sono iniziati i problemi dell’operaio marocchino, processato per direttissima e condannato all’espulsione. In attesa che questa diventasse esecutiva ha l’obbligo di firma alla stazione dei carabinieri di Ro, ma sono passati tre mesi e nulla è cambiato. Anzi, una cosa è cambiata: Mustapha non vive più dal fratello ad Alberone e nelle ultime settimane dorme all’aperto alla Marina di Copparo, la struttura sportiva che si trova dietro le scuole medie “Govoni”. «Chiede l’elemosina davanti alla Coop, qualcuno gli allunga cibo, altri vestiti, c’è una ragazza copparese, Ilaria, che lo aiuta tantissimo e io sto cercando di capire come risolvere la cosa. Ma lui intanto non ha un tetto e tutti i giorni va a Ro in bicicletta per firmare».

GLI OSTACOLI

La buona volontà di Leonardi si scontra con la burocrazia: «In queste settimane ho chiamato tutti gli enti possibili, dal Comune di Copparo all’Assp, perfino la parrocchia. Mustapha non ha la residenza, quindi non può essere aiutato ma nessuno dice a chi posso rivolgermi. I carabinieri sono di supporto, ma dicono che è saltata la finestra temporale per mandarlo nel centro di accoglienza e poi espatriarlo. Fra l’altro si è anche vaccinato con la prima dose e il 3 gennaio avrà la seconda, ma l’unica speranza è di farlo tornare a Reggio Emilia, dove c’è un’associazione che già lo conosce e lo aiuterebbe di giorno, mentre il fratello lo ospiterebbe per la notte. Ma avendo obbligo di firma a Ro, bisognerebbe presentare richiesta apposita al giudice di pace. Chi la fa? Io, perché non ci sono enti o servizi sociali per lui».

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