Si è spento il maestro Guidi Pioniere del judo in Italia
Sauro Guidi aveva 84 anni e negli anni ’70 fu tra i primi a scoprire l’arte marziale Diventò famoso in tutto il mondo per la foto in cui evocava Humphrey Bogart
COMACCHIO. Era da tutti conosciuto come “Il maestro Guidi” e all’età di 84 anni, domenica scorsa nella casa di riposo lagunare, si è spento Sauro Guidi. La sua figura avvolta in soprabito e cappello Borsalino, che evocava il mito di Humphrey Bogart, nel 2017 aveva fatto il giro del mondo, grazie a una immagine scattata da Francesco Cavallari, foto vincitrice del concorso fotografico internazionale Wiki Loves Monuments.
Guidi, affetto da una patologia degenerativa, aveva importato, tra i primi in Italia, a metà degli anni ’70, l’arte marziale del judo. «Ancora ragazzino era emigrato in Svizzera – ricorda la sorella Clara –, dove ha lavorato per qualche tempo in una fabbrica di cioccolato. Poi è rientrato in Italia e dopo aver avviato una impresa edile, ha lavorato tra Parma, Bologna, Torino, ma anche in Romania. Per perfezionare l’arte del judo era stato anche in Giappone».
Pioniere assoluto nel nostro Paese della disciplina sportiva giapponese, Guidi ha insegnato il judo nella sua Comacchio e a Codigoro, impartendo lezioni a diverse generazioni di giovani. «Il lavoro e il judo erano il significato profondo e autentico della sua vita – prosegue Clara –, poi purtroppo qualche anno fa si è ammalato, spesso usciva di casa e perdeva l’orientamento. Per seguirlo al meglio è stato necessario il ricovero nella casa protetta. Ma tutti, anche a distanza di anni, mi continuavano a chiedere come sta “il maestro Guidi”».
QUELLA FOTO CELEBRE
Le esequie funebri del comacchiese cintura nera di judo, saranno celebrate domani alle 10, nella chiesa del Rosario. «Era un uomo solare, gioviale, sempre allegro – è ancora il ricordo della sorella Clara –. Ha dedicato gran parte della sua vita alla passione per il judo e ha avuto tanto successo. L’affetto e la riconoscenza di tanti allievi, lo ripagava dei tanti sacrifici».
Il maestro Guidi, che non era sposato, lascia la sorella Clara che vive nella casa di via Muratori, in pieno centro storico, dove entrambi sono nati. «Nostro padre era una guardia valliva – ricorda ancora – e mio fratello, non volendo seguire le orme paterne, ancora giovanissimo ha mostrato coraggio e forza tali da trasferirsi all’estero, per prendere strade diverse». E mentre Guidi lavorava sodo nella fabbrica di cioccolato, prendeva lezioni di judo.
A circa 80 anni si è ammalato e a Santo Stefano è giunto il triste epilogo di una vita spesa per lo sport.
La foto evocativa di Cavallari, vincitrice di Wiki Loves Monuments rese omaggio al centro storico comacchiese e a Lui stesso. Questa la motivazione del premio: «In questa immagine la figura umana ha un importanza pari al paesaggio e al monumento: oltre a dare la dimensione dello spazio emoziona con il suo gesto che è in armonia con l’ambiente. Un romanticismo che nulla toglie alla lettura del monumento ma anzi ne amplifica la portata dei dettagli architettonici».
Katia Romagnoli
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