Diffamazione via web, altri guai per il vicesindaco di Ferrara
Imputazione coatta per Nicola "Naomo" Lodi. Il giudice: «Ha diffuso le immagini di un tossicodipendente ingannandolo»
FERRARA. Altri guai giudiziari per il vicesindaco Nicola Lodi. Il giudice per le indagini preliminari Carlo Negri ha disposto nei suoi confronti l’imputazione coatta per il reato diffamazione aggravata, dopo che la procura di Ferrara aveva chiesto l’archiviazione.
L’accusa è di aver filmato all’interno di un edificio abbandonato un giovane tossicodipendente senza il suo consenso, e di aver poi diffuso il filmato in rete. Il video era stato girato nell’ottobre del 2018, quando Lodi non era ancora vicesindaco, allo scopo di mostrare una situazione di degrado. Peccato però, scrive il giudice nel disporre l’imputazione coatta di Lodi e di Alessandro Ferretti, che il giovane fosse del tutto inconsapevole di finire sbattuto sul web, ben riconoscibile.
Anzi, rimarca il giudice, il ragazzo è stato abbindolato: perché se è vero che non c’è stata violenza privata, quelle riprese erano clandestine: «Vi è una esplicita dichiarazione da parte di Nicola Lodi, il quale tranquillizza il giovane che non lo stanno riprendendo; da ciò deriva la importante conseguenza che il ragazzo non “subisce” la videoripresa per effetto di un’azione minacciosa idonea a comprimerne la volontà, ma egli, piuttosto, è stato ingannato». Un filmato lesivo della sua dignità, per la «diffusione di inequivoci elementi idonei a offrirne una negativa immagine di emarginazione sociale e dipendenza da sostanze, immagine enfatizzata da incalzanti interventi dell’intervistatore». Il tutto, rimarca l’avvocato Bernardo Gentile che assiste il ragazzo in questo procedimento, «senza alcun accorgimento volto a renderlo irriconoscibile e contro la sua volontà».
C’è un secondo processo, fissato a Bologna a carico del giornalista che si trovava al seguito di Lodi, nel quale il giovane è invece assistito dall’avvocato Fabio Anselmo, che spiega: «A Bologna pende già il processo nei confronti del giornalista, con prima udienza fissata da tempo. La procura di Ferrara aveva invece inspiegabilmente chiesto l’archiviazione per l’autore del video. Si era quindi creata una paradossale situazione giudiziaria nella quale il giornalista era stato ritenuto meritevole del processo mentre colui che aveva fatto e divulgato quelle riprese indecenti no. Quando la violenza della propaganda travolge, per propri scopi, i diritti dei più deboli e diventa diffamazione. Quel video è ancora purtroppo in rete. Così funziona “la bestia”».
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