«Lodi aveva promesso di lasciare la casa Acer»
Un anno fa, il 6 gennaio, sulla sua pagina Fb il vicesindaco Nicola Lodi scriveva «entro quest’anno lascerò la casa popolare. Semplicemente perché non mi spetterà più». La dichiarazione via social andava inquadrata nella polemica sui criteri delle nuove graduatorie Acer, ma l’interpellanza di Anna Ferraresi (Misto) va diretta alla conclusione: chiede al sindaco e allo stesso Lodi «se effettivamente dall’1 gennaio 2022 l’alloggio occupato dal vicesindaco sarà reso disponibile a famiglie con difficoltà in lista per l’assegnazione», richiamando le dichiarazioni dei vertici Acer sull’impegno a favore «delle categorie sociali più deboli». Ferraresi avanza inoltre un dubbio, se «grazie all’art. 13 del Regolamento del contratto di locazione (...) in cui è riconosciuto il diritto di subentro nella titolarità del contratto di locazione a favore di tutti i componenti del nucleo avente titolo, perché stabilmente conviventi; possa esservi la possibilità che subentri un familiare del vicesindaco». Non sarebbe nemmeno prevista l’autorizzazione del Comune in tale eventualità, ma la consigliera ex leghista si chiede se è «moralmente giusto aver occupato per due anni l’alloggio popolare nonostante il lauto stipendio, benché previsto dalla legge».
Come aveva ricordato lo stesso Fabbri, il vicesindaco aveva diritto a stare in quell’abitazione, con figlio e famiglia, fino alla maturazione dell’Isee determinato dal suo reddito da amministratore eletto nel 2019: non è detto che il 2022 sia per questo l’anno buono».
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