Pista ciclabile fra le valli di Comacchio: «Nessuno potrà percorrerla»
Il percorso lungo il Reno tra le valli Furlana e Magnavacca è in stato d’abbandono. Realizzata con i fondi per lo sviluppo regionale, ma il collaudo ancora non c'è
COMACCHIO. Concepito nell’ambito del maxi progetto di riqualificazione del comprensorio vallivo come la pista ciclabile più lunga d’Europa, in grado di collegare lungo il Reno le province di Ferrara e Ravenna, oggi il nuovo argine che divide valle Furlana da valle Magnavacca si presenta in totale stato di abbandono, ricoperto di arbusti e con segni evidenti di cedimento.
A lanciare il grido di allarme è un gruppo di comacchiesi, grandi conoscitori delle valli, che per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni in cui versa il patrimonio vallivo lagunare, hanno fondato un gruppo Facebook, denominato “I Vallaroli, Una valle per tutti”.
L’appello
«Comacchio avrebbe dovuto entrare a far parte del progetto nazionale dedicato alla mobilità lenta che porterà, attraverso la Ciclovia Adriatica – ricordano i Vallaroli –, a collegare Trieste al Gargano. Nei giorni scorsi abbiamo assistito alle risposte degli assessori regionali Corsini e Lori al consigliere regionale di Rete Civica, Mastacchi, sui ritardi del collaudo della pista ciclabile realizzata tre anni fa con le risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale 2014-2020. Ma non ci sarà mai nessun tecnico a rilasciare un certificato di collaudo. Quella pista ciclabile non verrà mai aperta. Basta andare a vedere in quali condizioni è ridotto il percorso».
Nel loro accorato appello i Vallaroli, ritenendo che le valli di Comacchio stiano andando incontro a morte certa se non si interviene con tempestività, puntano il dito contro una mancata gestione idraulica centralizzata. Le foto scattate in questi giorni da chi vive l’ambiente vallivo da vicino, perché lo ama, sono eloquenti: il sistema di pali ad una fila, ritenuto peraltro insufficiente a contrastare l’impeto delle onde in presenza costante di livelli dell’acqua altissimi e non propri degli specchi acquei lagunari, non ha potuto impedire situazioni di diffuso cedimento dei sassi posti a copertura del nuovo argine.
«La recente risposta della Regione, rispetto ai ritardi nel rilascio dei certificati di collaudo, parla di problemi di interferenza tra orari di lavoro dei pescatori della stazione di Bellocchio e l’eventuale transito di ciclisti. Si era ipotizzato addirittura – proseguono i Vallaroli – di aprire in determinati orari la pista ciclabile che appunto attraversa Stazione Foce e sbuca sulla Romea. Ma la verità è che quella pista ciclabile è impraticabile».
L’opera risulta in condizioni dissesto tali che, secondo i Vallaroli, anche interventi di manutenzione straordinaria e, nel tempo, ordinaria, richiederebbero lo stanziamento di risorse ingentissime. «È una vergogna – incalza il gruppo di professionisti –, le valli sono il punto trainante della nostra economia turistica, vocata all’ambiente e non solo al balneare e sono il fiore all’occhiello del Parco del Delta del Po. Noi abbiamo il dovere morale di far sapere che le valli sono in agonia e sembra che nessuno se ne stia interessando».
Problemi idrici risolti
Per alcuni anni, grazie al contributo del gruppo, che ora ha fondato una pagina Facebook, al Parco del Delta è stato operativo un tavolo di confronto, grazie al quale sono venuti a galla attingimenti d’acqua abusivi lungo il Reno. Nel 2016, dopo una serie di sopralluoghi, si è posto rimedio ad una situazione idraulica che aveva pesantemente interferito con l’ecosistema vallivo e, in primis, con la gestione interna delle acque. Oltre alla subsidenza, a determinare il declino delle valli è stata la mano dell’uomo e per i vallaroli non c’è più tempo da perdere per risollevarne le sorti.
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