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il processo 

Querele tra animalisti Assolta la presidente Leal

A.M.
Querele tra animalisti Assolta la presidente Leal

Aveva criticato la soppressione di un mastino nel canile gestito da Avedev La difesa: frasi ritenute vere, pertinenti ed espresse nella giusta misura

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«Mi sono tolta un peso che si trascinava dal 2017 e che era un vero macigno». Dopo quattro anni e un decreto penale di condanna, per Maria Stefania Corradini, presidente della Lega Antivivisezionista di Ferrara, è arrivata ora l’assoluzione piena “perché il fatto non costituisce reato”.

La vicenda ruota attorno alla morte di Tecla, un mastino napoletano malato di osteosarcoma e soppresso al canile di Ferrara allora gestito dall’Avedev. Una decisione, quella di sopprimere l’animale nel box della struttura, fortemente criticata da Corradini, perché all’animale - sosteneva - avrebbe potuto trovare sollievo dal dolore con l’amputazione della zampa aggredita dal male, e in ogni caso avrebbe potuto morire nella casa delle persone che si erano offerte di adottarla.

Affermazioni pubblicate online e che erano state ritenute diffamatorie dalla responsabile Avedev Paola Cardinali, costituita parte civile nel procedimento che nel 2018 era sfociato in un decreto penale di condanna (500 euro di multa) a causa di questa frase: «Tutte queste anomalie convergono verso una situazione con aspetti molto singolari: la cremazione singola (che di fatto preclude ogni accertamento medico veterinario); la biopsia costosa e inutile; le presunte certificazioni di “non adottabilità” che contrastano con l’indole conosciuta di quel particolare cane. la realtà dei fatti è che il cane Tecla non ha ricevuto le cure necessarie».

E mentre la diatriba legale si arricchiva di nuovi capitoli (due denunce per maltrattamento di animali contro Avedev, entrambe archiviate), la presidente Lav attraverso il suo avvocato David Zanforlini, impugnava il decreto penale di condanna, affrontando un dibattimento concluso nei giorni scorsi con l’assoluzione: «È emerso che le affermazioni della mia assistita erano vere, pertinenti ed espresse con continenza - spiega il legale – e dunque non diffamatorie».

Tra le testimonianze chiave della difesa, quella di Giovanna Bevilacqua, che si era candidata, invano, all’adozione, «e alla fine ad andarci di mezzo è stato proprio il cane», commenta Zanforlini. «Tecla è stata soppressa in canile senza avere il conforto di una persona vicina – aggiunge la presidente Lav – Sono sicura che avrebbe preferito morire su un divano o su un letto, comunque in una casa e coccolata, anziché nel box di un canile, ma purtroppo questa possibilità le è stata negata».

A.M.

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