ll traguardo è più vicino
L'editoriale del direttore de la Nuova Ferrara
Quando un anno fa, di questi giorni, tiravamo le somme dei dieci mesi che avevano stravolto le nostre esistenze, molti di noi pensavano che, girata la boa di primavera, il Covid sarebbe stato solo un di più. Qualcosa che si sarebbe impastato con le nostre vite senza più spaventarci, senza più farci piangere, senza più rubarci pezzi del nostro cammino. Sbagliavamo. Oggi, 31 dicembre 2021, siamo ancora qui a sfogliare bollettini di contagi, leggere provvedimenti del Governo cercando come sempre di interpretarne sfumature e valutarne i risvolti sulle nostre giornate. Non ci sbilanceremo in pronostici da azzeccagarbugli della scienza e, più in generale, della vita. Ma di una cosa siamo sicuri, perché ce lo dicono i numeri, oltre ai medici. Abbiamo vaccini che, un anno fa, avevano appena fatto la loro comparsa. Ci ricordiamo del V-day, il primo giorno di vaccinazioni, il 27 dicembre 2020. Certo, la giornata fu un filo propagandistica, ma portava con sé una dose massiccia di fiducia. Un anno dopo, l’ottantacinque per cento di noi è vaccinato, molti già con la terza dose. Ci si ammala lo stesso, già. Ma l’esperienza ci dice che, così, quasi sempre dal Covid si rimedia uno schiaffo e non un colpo di pistola. Un anno fa bar e ristoranti erano chiusi, lo sport un ricordo o un passatempo da coltivare alla tv, sempre più infossati nel divano. Le cose sono cambiate. Sì, stiamo ancora lottando mentre ci sarebbe piaciuto parlare d’altro o tutt’al più solo ricordare i tempi andati della pandemia. Non è così. Non ancora. Ma non possiamo mollare ora. È come una maratona. Siamo stanchi, quasi spompati. Ma avete mai visto un atleta lasciar perdere al quarantunesimo chilometro? Abbiamo il dovere di resistere fino al traguardo, di tagliare quel nastro. E questa volta sembra più vicino di un anno fa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
