La Nuova Ferrara

Ferrara

Addio a Luigi Negri, un monsignore che andava controvento per vocazione

Stefano Scansani*
Addio a Luigi Negri, un monsignore che andava controvento per vocazione

Il ricordo di Stefano Scansani, ex direttore della Nuova Ferrara, ai tempi del suo ministero episcopale  

4 MINUTI DI LETTURA





IL RITRATTO

Stefano Scansani*

Scrivere che era conservatore è troppo ovvio. Dire che era tradizionalista è troppo banale. Era di più. Negri era un vescovo controvento, per vocazione. Anche all’indomani del suo episcopato ferrarese/comacchiese. Cioè, dopo di lui è capitato il contrappasso: il suo successore Perego è un vescovo progressista, solidarista, bergogliano; e la giunta comunale dirimpettaia in corso Martiri della Libertà ch’era della sinistra (catto-sovietica, secondo lui) ora è invece destro-leghista con la ruspa ibrida Fabbri-Lodi.

La realtà di Ferrara si è capovolta. Scusate la blasfemia, ma ora è come se Tagliani fosse diventato vescovo e Negri sindaco. È una città rigirata.

Secondo me, dall’Aldilà, il determinatissimo vescovo milanese è lì che ci mette lo zampino. E ne sorride, perché era consapevole delle sue crociate, dei suoi combattimenti, dei propri oltranzismi. Il 29 novembre 2015 gli scrissi una lettera aperta sulla Nuova Ferrara dopo la supposta intercettazione “ferroviaria” e i presunti giudizi su Bergoglio. Credo che in quella mia nota vi fossero i suoi tratti: “Caro Monsignore, io non scrivo al Papa, come lei ha annunciato di voler fare per rinnovargli totale obbedienza. Non scriverò al Papa come hanno fatto i ferraresi di Pluralismo e Dissenso per farle cambiare aria e città. Scrivo a lei attraverso questa rubrica che, neanche farlo apposta, si chiama La Domenica. Ecco, in questi due anni e nove mesi di suo episcopato a Ferrara, non c’è stata festa comandata nella quale l’attesa di una sua parola rombante, di un suo attacco fulminante, di una sua posizione spiazzante non abbia alimentato l’attesa: chissà che cosa dirà? Con chi se la prenderà, oggi, monsignor Luigi Negri? Mi creda, non si tratta di un’ansia giornalistica, ma di un’abitudine al suo ritmo, al suo profilo, alla sua maniera di affrontare le cose, anzi, i tre-quattro argomenti che sono il centro gravitazionale della sua missione pastorale. Che non sto qui ad elencare, ma che la stagliano dentro la gerarchia ecclesiastica come un gagliardo conservatore, un inesauribile ratzingeriano, un inossidabile oppositore al vento che è cambiato. Un arcivescovo controvento. Questa sua coerente collocazione è incisa nei sui scritti, nelle sue omelie, nei suoi libri. Ed era robusta ben prima della vicenda delle frasi che secondo il Fatto Quotidiano lei avrebbe pronunciato sul Frecciarossa Roma-Bologna il 28 ottobre scorso: sulla fine che dovrebbe fare questo Papa come quell’altro; sul miracolo che potrebbe compiere la Madonna; sulla scelta inaspettata dei nuovi vescovi di Bologna e Palermo; sulla sua promessa al cardinale Caffarra di far vedere i sorci verdi al successore, il prete di strada Zuppi…”. Le mie osservazioni di oltre sei anni fa credo siano attualissime: “La metto così: io non credo lei abbia pronunciato queste frasi. Ma è inevitabile che lei attragga il sospetto, la calunnia, la tentazione che monsignor Negri e quei pensieri siano sovrapponibili. Perché lei è lei: ha modellato un tale personaggio di sostanza e di ingombro da essere divenuto, oggi, il più straordinario critico della novella linea papale, addirittura libero, perché non sta nel recinto vaticano. Quindi consapevolmente inseguibile”.

Insisto. Con monsignor Negri muore la resistenza critica alla linea pastorale di Papa Bergoglio, almeno nelle gerarchie delle Chiese locali. Rispetto a Ferrara, tradizionale e storica legatura pontificia, Negri ha invece rappresentato uno “slegato pontificio” rispetto al pontificato corrente.

Per “consapevolmente inseguibile” intendevo e voglio fare riferimento alla conscia posizione assunta dall’arcivescovo in una compagine che allora vedeva in prima linea anche il confratello di Bologna, Caffarra, cardinale, già capo dell’arcidiocesi di Ferrara. “Inseguibile”, perché lui sapeva perfettamente d’essere nei radar dell’informazione tutti i giorni: dalle polemiche sulle notti studentesche davanti alla cattedrale fino allo scherzo radiofonico inflittogli dalla “Zanzara” dove un imitatore di Papa Francesco gli chiese di recitare un’Avemaria in diretta. Recitò, con devozione (la preghiera sempre vale).

Nel 2016 Negri mi accolse nel tinello, nel mezzanino del Palazzo Arcivescovile. Mi soffermai su una riproduzione della gran cavalcata di Papa Clemente VII per l’incoronazione dell’imperatore Carlo V a Bologna nel 1530. Gli brillarono gli occhi e crebbe di una spanna: “Le piace, eh? Bei tempi quelli. Questa è la Chiesa che mi piace. Trionfante”.

*direttore Nuova Ferrara

dal marzo 2013

all’aprile 2016



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google