La Nuova Ferrara

Ferrara

L’analisi 

«La nuova Pac? Così non va» Le perplessità di Vertuani

Andrea Tebaldi
«La nuova Pac? Così non va» Le perplessità di Vertuani

Il presidente di Confagricoltura Ferrara: disattese le nostre aspettative Dal 2023 verrà chiesto un maggiore impegno ma con minori risorse 

2 MINUTI DI LETTURA





«Confidavamo che la nuova Pac potesse essere più ambiziosa, più orientata al mercato e alla tutela del reddito degli agricoltori; prendiamo atto che le nostre aspettative sono andate disattese».

Lo afferma il Presidente di Confagricoltura Ferrara Gianluca Vertuani, che aggiunge: «La riforma della Pac, dal 6 dicembre scorso in Gazzetta Ufficiale con i suoi tre regolamenti di base, è una riforma che Confagricoltura ha cercato di correggere con continue indicazioni e suggerimenti, conseguendo anche qualche successo, ma che non va incontro alle esigenze delle imprese.

Contiene infatti delle incongruenze di fondo e anche dei veri e propri pregiudizi, prontamente evidenziati da Confagricoltura, come tentare di cogliere più obiettivi con meno risorse e penalizzare le imprese di maggiore dimensione più attive ed orientate al mercato, una visione delle tematiche ambientali radicate e non sempre in linea con le esigenze di aumento della produzione e della produttività, una sempre e più marcata complicazione burocratica» .

«Con la nuova PAC, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2023, agli agricoltori viene chiesto un maggiore impegno per la sostenibilità ambientale, ma la transizione ecologica richiede investimenti, un’ampia diffusione delle innovazioni tecnologiche e una crescente integrazione con le altre parti della filiera agroalimentare. Con le minori risorse previste (per l’agricoltura italiana la riduzione totale dei trasferimenti ammonta, fino al 2027, a 6, 2 miliardi di euro, il 15% in meno rispetto alla precedente programmazione), sarà difficile per le imprese investire in capitale umano e innovazione, condizioni essenziali per produrre di più e meglio» .

«Questo riguarda anche le politiche ambientali, che richiedono altrettanti investimenti. Senza contare che saranno proprio le imprese più strutturate, che operano nei settori chiave della nostra agricoltura, a subire i tagli più consistenti. Anche la dimensione sociale aggiunta alla fine del negoziato comunitario, con l’introduzione della clausola sulla condizionalità sociale, rischia di aumentare la farraginosità delle procedure e anche la disparità di trattamento, aspetti questi che avrebbero dovuto portare a non introdurre questo meccanismo».

«La sovranità alimentare, la lotta al cambiamento climatico e la tutela delle risorse naturali, sono obiettivi strategici – conclude il Presidente di Confagricoltura Ferrara – purtroppo l’esito del negoziato sulla riforma della Pac non ha risposto adeguatamente, sul piano delle risorse finanziarie e su quello degli strumenti, alle esigenze delle aziende agricole».

Andrea Tebaldi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google