«La nuova Pac? Così non va» Le perplessità di Vertuani
Il presidente di Confagricoltura Ferrara: disattese le nostre aspettative Dal 2023 verrà chiesto un maggiore impegno ma con minori risorse
«Confidavamo che la nuova Pac potesse essere più ambiziosa, più orientata al mercato e alla tutela del reddito degli agricoltori; prendiamo atto che le nostre aspettative sono andate disattese».
Lo afferma il Presidente di Confagricoltura Ferrara Gianluca Vertuani, che aggiunge: «La riforma della Pac, dal 6 dicembre scorso in Gazzetta Ufficiale con i suoi tre regolamenti di base, è una riforma che Confagricoltura ha cercato di correggere con continue indicazioni e suggerimenti, conseguendo anche qualche successo, ma che non va incontro alle esigenze delle imprese.
Contiene infatti delle incongruenze di fondo e anche dei veri e propri pregiudizi, prontamente evidenziati da Confagricoltura, come tentare di cogliere più obiettivi con meno risorse e penalizzare le imprese di maggiore dimensione più attive ed orientate al mercato, una visione delle tematiche ambientali radicate e non sempre in linea con le esigenze di aumento della produzione e della produttività, una sempre e più marcata complicazione burocratica» .
«Con la nuova PAC, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2023, agli agricoltori viene chiesto un maggiore impegno per la sostenibilità ambientale, ma la transizione ecologica richiede investimenti, un’ampia diffusione delle innovazioni tecnologiche e una crescente integrazione con le altre parti della filiera agroalimentare. Con le minori risorse previste (per l’agricoltura italiana la riduzione totale dei trasferimenti ammonta, fino al 2027, a 6, 2 miliardi di euro, il 15% in meno rispetto alla precedente programmazione), sarà difficile per le imprese investire in capitale umano e innovazione, condizioni essenziali per produrre di più e meglio» .
«Questo riguarda anche le politiche ambientali, che richiedono altrettanti investimenti. Senza contare che saranno proprio le imprese più strutturate, che operano nei settori chiave della nostra agricoltura, a subire i tagli più consistenti. Anche la dimensione sociale aggiunta alla fine del negoziato comunitario, con l’introduzione della clausola sulla condizionalità sociale, rischia di aumentare la farraginosità delle procedure e anche la disparità di trattamento, aspetti questi che avrebbero dovuto portare a non introdurre questo meccanismo».
«La sovranità alimentare, la lotta al cambiamento climatico e la tutela delle risorse naturali, sono obiettivi strategici – conclude il Presidente di Confagricoltura Ferrara – purtroppo l’esito del negoziato sulla riforma della Pac non ha risposto adeguatamente, sul piano delle risorse finanziarie e su quello degli strumenti, alle esigenze delle aziende agricole».
Andrea Tebaldi
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