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La mamma è positiva al Covid Saltano le nozze a 36 ore dal sì

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Matrimonio annullato 36 ore prima della cerimonia. Non si tratta della trama del film “Se scappi, ti sposo”, dove la protagonista Julia Roberts è famosa per abbandonare i fidanzati poche ore prima del lieto evento. Qui al centro di quanto avvenuto realmente alcune settimane fa c’è una coppia di (futuri) sposi e la madre di lei, una donna di circa 70 anni.

Pochi giorni prima delle nozze la signora accusa improvvisi dolori all’addome. Dopo avere consultato il medico di base, la decisione di recarsi in pronto soccorso a Cona, accompagnata in auto dalla figlia, che è rimasta in attesa all’esterno della struttura ospedaliera, come previsto dalle stringenti norme anticovid. Dopo avere eseguito alcuni esami, tra i quali il tampone antigenico per verificare eventuale positività, la donna è stata visitata dai medici e dimessa con alcune prescrizioni. Per il rientro al domicilio la 70enne ha contattato lei stessa la figlia. Dopo essere rincasata il problema di salute è persistito, tanto da decidere di tornare al pronto soccorso nel pomeriggio successivo a quello della dimissione. Stupore e incredulità al triage del reparto di emergenza quando madre e figlia vengono messe al corrente che il tampone effettuato 24 ore prima aveva dato un risultato positivo. Una notizia che ha giocoforza cambiato i piani di quanto sarebbe dovuto accadere dopo circa 36 ore, ovvero il matrimonio, annullato proprio a seguito dei contatti che la 70enne ha avuto in famiglia, obbligando lo stesso nucleo a un isolamento cautelativo.

Pronta la risposta da parte dell’infermiera, che ha chiesto alla donna se non avesse ricevuto un sms sul telefonino. Un messaggio in realtà era stato ricevuto, ma il testo riportava solamente un codice attraverso il quale si sarebbe dovuti provvedere autonomamente a rilevare una eventuale positività. Un sistema certamente non alla mano di una persona settantenne e soprattutto distante dal rilevare e segnalare in maniera puntuale alla paziente l’effettivo riscontro al test. Necessario quindi l’isolamento della donna in ospedale, nuovamente visitata e ricoverata in un reparto covid. La signora, dopo una degenza durata una decina di giorni ha potuto tornare a casa anche se positiva, in quanto ha la possibilità di rimanere isolata.

Una vicenda per la quale la figlia della donna si è rivolta all’avvocato Denis Lovison, per vedere riconosciuto il presunto danno arrecato da quanto avvenuto in ospedale, che ha fatto rinviare il matrimonio, annullando gli impegni presi non solo con parenti e amici, ma anche con il ristorante, il fiorista e altri soggetti interessati.

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