La morte di Negri Il ricordo commosso «Un grazie sincero al vescovo e amico»
La riflessione dell’avvocato ferrarese Silvia Vayra «Ha testimoniato la fede con carità, missione e cultura»
Ha destato profondo cordoglio a Ferrara e negli ambienti non solo diocesani la notizia della morte dell’arcivescovo emerito Luigi Negri, avvenuto il giorno di San Silvestro a Cesano Boscone nel milanese. I suoi quattro anni di episcopato a Ferrara, dal 2013 al 2017 hanno lasciato un segno in molte coscienza.
Il ricordo
Tra i messaggi di cordoglio arrivati vale la pena riportare quello scritto dall’avvocato Silvia Vayra, che proprio durante il periodo ferrarese dell’arcivescovo Negri è stata una delle sue collaboratrici.
Ecco il testo della lettera di ringraziamento di Silvia Vayra, ricordando il vescovo emerito Luigi Negri.
«Eccellenza Reverendissima, Vescovo, Padre, Amico.
Grazie per avere instancabilmente testimoniato a tutti la sua fede attraverso le dimensioni della Cultura, della carità e della missione.
Cultura: cara a Lei la frase di San Giovanni Paolo II «Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta».
Per questo ha voluto offrire al popolo di Ferrara, credenti e non, l’occasione di incontrare intellettuali di fama internazionale regalandoci eventi culturali che affrontavano i temi della vita a 360º, curando con particolare attenzione i giovani e i sacerdoti.
Come non ricordare il ciclo di incontri sui Promessi Sposi, e quelli per la giornata della famiglia e della vita o l’apertura del palazzo Arcivescovile a tutti o la valorizzazione dei santi e beati della Casa D’Este. Grazie per il dono del bellissimo presepe alla cattedrale, della reliquia di Giovanni Paolo II in occasione dell’anniversario della sua venuta a Ferrara nel 1990.
Carità: Lei che ha amato in modo totale Cristo e la Chiesa, ha speso tutta la Sua vita per farsi prossimo ai miseri e agli indigenti, ai perseguitati, alle persone sole, senza ostentazione, con atti concreti, come la istituzione di un fondo “N come Nazareno” per i cristiani martiri e perseguitati in medio oriente. Caritatevole verso i bisognosi, sempre disponibile ad aiutare chi si trovava nel bisogno. Le Sue visite in carcere e i colloqui con i detenuti ci hanno educato a guardare i detenuti non per lo sbaglio che avevano commesso ma come persone che potevano rinascere a vita nuova grazie alla misericordia di Cristo di cui Lei è stato testimone instancabile.
Missione: appassionato testimone della presenza viva di Cristo, incontrabile oggi da ogni uomo non perdeva occasione di richiamare tutti a questa verità. Traspariva in Lei lo struggimento che nasceva dalla memoria dell’amore di Cristo che poneva al centro della Sua opera ecclesiale e educativa.
Nelle Sue omelie quotidiane notoriamente brevi, lei ci richiamava con l’intelligenza della fede, all’essenziale della vita Cristiana comunicando i lo scopo del nostro vivere e morire: la gloria di Cristo centro del cosmo e della storia.
Tutto per Lei era occasione per rendere partecipe agli uomini che la Chiesa è l’unica risposta alla sfida del mondo continuando ad educare gli uomini. Poneva cura per ogni dettaglio per le cerimonie religiose perché la bellezza di Cristo trasparisse e si comunicasse.
Grati al Signore per il dono di un Pastore che amava stare vicino al suo popolo, ai giovani e ai suoi sacerdoti, valorizzatore ecumenico delle iniziative e disponibile all’ascolto, siamo certi che continuerà la Sua opera di costruzione della Chiesa anche dal “regno celesto che compie omne festo che’l core ha bramato” (Jacopone da Todi, Lauda XIV)».
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