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la prima celebrazione a san francesco 

Il saluto della città a Negri «Da lui giustizia e amore»

Margherita Goberti
Il saluto della città a Negri «Da lui giustizia e amore»

L’arcivescovo Perego ha ricordato il ruolo di educatore e le peculiarità dell’emerito Forte legame con don Giussani: il coro e le preghiere di Comunione e Liberazione

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«L’arcivescovo di Ferrara e Comacchio, abate di Pomposa dal 2013 al 2017 Luigi Negri è tornato a casa nella sua chiesa della Diocesi ferrarese non in Cattedrale ancora chiusa per restauri ma nella basilica di San Francesco, per ricevere e regalare l’ultimo saluto». Con queste parole che hanno rappresentato il pensiero di tanti fedeli accorsi per la funzione religiosa, l’arcivescovo Gian Carlo Perego ha iniziato l’omelia funebre, dopo le preghiere pronunciate dal giovane medico di Comunione e Liberazione Francesi Turrini e la lettura di una pagina del Vangelo di Giovanni dove viene dichiarato Cristo figlio di Dio, agnello sacrificale e la sua scelta di alcuni discepoli tra cui Pietro; le sue prime parole hanno sottolineato subito la passione e la dedizione con cui Negri svolse il suo magistero episcopale.

«Ci mettiamo in ascolto della parola di Dio – ha poi proseguito – in questo tempo di Natale che racchiude il mistero che ha guidato tutta la vita del vescovo Negri». Il riferimento a don Luigi Giussani era inevitabile visto che fu con lui che l’emerito iniziò il suo percorso cristiano. Nell’omelia dopo il suo ingresso a Ferrara nel marzo 1957 don Giussani parlò dell’Incarnazione definendola «l’inconcepibile pretesa cristiana» aggiungendo poi che il Cristianesimo è un avvenimento che è stato annunciato nei secoli e ci raggiunge ancor oggi ma il vero problema è che l’uomo lo riconosca con amore. Il vescovo Luigi Negri ripeteva questi concetti nella sua omelia del Natale 2015 quando rivolgendosi a Gesù bambino gli tributò lo stesso onore di Dio perché la nostra salvezza è cominciata nella vita di quel Bambino.

«Tutto di Cristo e tutto per la Chiesa– ha quindi concluso Perego facendo ancora una volta riferimento alle parole di Negri – concetto nel quale ritroviamo la tonalità del dono di sé a Cristo ed alla Chiesa con il proprio stile, con le peculiari qualità che hanno caratterizzato la sua vita cristiana, il suo ministero presbiteriale ed episcopale».

Durante tutta la funzione il coro di Comunione e Liberazione ha sottolineato i momenti più significativi con i canti liturgici che hanno coinvolto anche i moltissimi fedeli presenti, mentre a fianco dell’altare maggiore dove si è svolta la funzione hanno prestato servizio quattro bersaglieri in divisa.

Si è trattato dell’occasione per le istituzioni cittadine di ricordare un vescovo che ha sicuramente lasciato un segno importante nella città, anche suscitando pensieri contrastanti. L’amministrazione comunale è stata invece rappresentata dall’assessore alla Cultura Marco Gulinelli accanto al quale vi erano Paolo Calvano assessore regionale al Bilancio e Alessandro Talmelli segretario comunale del Pd; presenti anche le suore Paoline di San Romano.

Dopo la funzione la chiesa è rimasta aperta per la Veglia funebre che si è tenuta alle 21 durante la quale sono state lette alcune pagine scritte dal vescovo Luigi Negri. Il suo ruolo di educatore e il suo impegno sociale gli sono stati del resto riconosciuti da Perego, «ha insegnato a praticare la giustizia e l’amore, attraverso la guida del Magistero sociale della Chiesa». Lo ha fatto secondo la sua sensibilità, sicuramente molto forte.

Margherita Goberti

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