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«Adesso i nostri morti hanno un posto dove poter riposare»

Annarita Bova
«Adesso i nostri morti hanno un posto dove poter riposare»

Ringraziamento dal presidente della comunità marocchina ai sindaci dell’Unione per l’area concessa nel cimitero

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longastrino. Houssine Houanti, detto Sin, è stato sepolto mercoledì nel cimitero islamico di Longastrino. Per la comunità cristiana avere un luogo dove poter andare a trovare i propri cari e pregare sulla loro tomba, è cosa scontata e normale. Non è lo stesso invece per gli islamici che fino a pochi mesi fa dovevano portare i loro cari fuori provincia. «Per noi è stato un dono enorme – dice commosso il rappresentate della comunità marocchina di Portomaggiore, Bakhta Abderrahmane –. Ho ringraziato e voglio farlo ancora i sindaci dei Comuni di Valli e Delizie e tutti coloro che si sono dati da fare per cercare e trovare un’area riservata anche per i nostri morti. Per questi genitori, come per tutti coloro che perdono una persona cara, è un conforto importante in momenti tragici e dolorosi».

la pandemia

In generale, per gli islamici mancano aree dedicate nei cimiteri e questo non per mancanza di volontà delle singole amministrazioni, ma sullo sfondo c’è la mancanza di un protocollo d’intesa tra Stato e comunità islamiche che “lega le mani” ai sindaci. E con la pandemia la situazione è precipitata. Prima del Covid, infatti, molti cittadini italiani di religione musulmana mettevano per iscritto di farsi inumare nei Paesi di origine, sia per desiderio personale che per evitare discriminazioni. «Molte famiglie preferivano far rimpatriare i propri cari come richiesto per evitare che i Comuni di residenza rispondessero con un “no” alla richiesta di inumazione in uno spazio dedicato alla religione islamica. La questione delle sepolture per le nostre comunità è difficile, abbiamo sempre avuto problemi di concessione per aree riservate al nostro credo», ha spiegato Nadia Bouzekri, vicepresidente dell’Unione comunità islamiche italiane. «Con la pandemia tutto è cambiato - aggiunge Abderrahmane -, e per noi le cose si sono complicate». Non solo, il rito funebre islamico prevede una consequenzialità di azioni precise che finiscono con la deposizione del corpo rivolto verso la Mecca. Anche questo in qualche modo rallenta le autorizzazioni, perché non è semplice trovare un’area adatta. «Siamo stati molto felici, quando finalmente lo scorso anno tutto si è sbloccato e a Longastrino è stata trovata e assegnata un’area anche per noi. Non è una cosa scontata, non tutti gli amministratori si sono impegnati e si impegnano in questa direzione. Ecco, perché, non possiamo che dire grazie per l’apertura e per la collaborazione che qui hanno dimostrato tutti».

Annarita Bova

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