Dopo il like nazista Caprini fa ricorso al Tar Ma i giudici lo bocciano: «sanzione giusta»
Il poliziotto e consigliere Lega contestava il provvedimento della “deplorazione”. «Ora vado al Consiglio di Stato»
La sentenza
Penalmente era stato archiviato, dal punto di vista amministrativo invece “condannato”: perché Luca Caprini ispettore di Polizia nonché consigliere comunale in quota Lega, aveva subito dal ministero degli interni la sanzione con la “deplorazione”, per aver messo un “lire” (il pollice all’insù di approvazione) sotto un post Facebook di un suo conoscente (Marco Faccini, gommista, ora a processo per questo) che inneggiava ad Hitler e ai forni crematori, anche se lo aveva cancellato il giorno dopo.
Caprini con i suoi legali, dopo il provvedimento disciplinare, aveva fatto ricorso al Tar contro la “deplorazione” mai giudici del tribunale amministrativo l’hanno respinto, bocciando fragorosamente tutti i rilievi presentati da lui e legali. I giudici del Tar sono stati netti: il like in questione «denota oggettivamente imprudenza, imperizia e negligenza», e costituisce una «palese violazione delle norme di comportamento, sia generali che specificamente riferite all’uso dei social network, che devono essere rigorosamente rispettate dagli appartenenti alla polizia di stato», hanno scritto i giudici nella sentenza depositata poco prima di Natale. E ancora, scrivono i giudici visto che non si può sottacere «il fatto in questione poiché ha avuto un risalto mediatico a livello nazionale negli ambienti della polizia, con conseguente palese e grave nocumento per l’immagine e il prestigio dell’istituzione». Caprini sosteneva che la Polizia non avesse avuto danni di immagini, perché in realtà, a suo dire (questa la sintesi del suo ricorso) lo strepitus mediatico era dovuto solo a motivi politici, contro di lui poiché consigliere della Lega.
Niente affatto, spiegano diretti i giudici del Tar, ricordando che la Polizia non solo ha avuto un danno di immagine, ma soprattutto che per questo piccolo “like” sono stati interessati addirittura il Capo della Polizia e lo stesso Ministro degli interni. Dunque, per questo la prima sezione del Tar dell’Emilia-Romagna, presieduta da Andrea Migliozzi (l’estensore della sentenza è Umberto Giovannini) - come ha anticipato l’agenzia Dire - ha respinto il ricorso di Caprini che nei mesi scorsi era stato archiviato da procura e giudici di Ferrara, nell’inchiesta aperta, penalmente per quel like, con la contestazione di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale: l’accusa per lui era caduta, archiviata dal gip lo scorso maggio, ma per Faccini (conoscente di Caprini, perché gommista della Polizia di stato, citano i giudici) il processo si farà a breve come chiesto dal pm Andrea Maggioni ai giudici penali di Ferrara.
Resta, dunque, il profilo amministrativo per Caprini, per cui i giudici hanno confermato in pieno la sanzione disciplinare decisa dalla polizia, definendolo un provvedimento «oggettivamente proporzionato al fatto commesso» e respingendo come infondati i motivi del ricorso presentato da Caprini. Le argomentazioni dell’ispettore-consigliere Lega e dei suoi legali non hanno infatti convinto i giudici del Tar. Caprini si è sempre difeso sostenendo aver commesso un errore materiale, aver cliccato quel like per sbaglio. Caprini chiedeva l’annullamento della sanzione, sostenendo di aver «apposto inavvertitamente e per mero errore materiale il like ad un post di una persona che conosceva per motivi di lavoro e di averlo eliminato il giorno successivo, appena accortosi dell’errore commesso».
I giudici hanno spiegato che «è evidente che il comportamento del ricorrente non può essere qualificato come mero errore materiale, consistendo oggettivamente nell’utilizzo superficiale e quindi imprudente di Facebook». Per lui un ultimo boomerang quando sosteneva «che l’episodio non avesse causato un effettivo discredito alla polizia» poiché «tutti gli articoli comparsi per iniziativa dei suoi avversari politici, erano finalizzati a screditarlo quale esponente della lega, e non certo come ispettore capo della polizia». Gli rispondono i giudici: «è pienamente accertato che il fatto in questione ha avuto un risalto mediatico a livello nazionale negli ambienti della polizia, con conseguente palese e grave nocumento per l’immagine e il prestigio dell’istituzione».
Infine, Caprini, interpellato ieri, ha spiegato che con i suoi legali valuterà il ricorso al Consiglio di Stato, atto obbligato poichè, fin dai primi momenti spiegava che «preferisco passare per pasticcione, non filonazista: è stata una leggerezza di cui mi vergogno, uno sbaglio».
D. P.
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