Il giovane medico eroe «Mi sono tuffato in acqua e ho salvato quella donna»
Alessandro Micai racconta i momenti terribili dell’impresa: «Ho immaginato che fossi io dentro il canale, avrei voluto che qualcuno mi portasse fuori»
COMACCHIO. «In quei momenti ho immaginato che fossi io a trovarmi lì dentro, immerso nell’acqua: avrei sicuramente voluto che venisse qualcuno a salvarmi. E allora mi sono tuffato». È Alessandro Micai, 36enne medico impegnato in questo periodo nelle squadre Usca che curano a domicilio i malati Covid, a raccontare l’impresa che ha compiuto giovedì mattina: ha salvato una donna che sulla provinciale 15 dopo un’incidente era finita fuori strada con la sua Skoda Octavia, precipitando nel canale.
l’auto nel canale
«Ero in turno e stavo rientrando in sede in macchina – ricorda Micai – quando ho visto un’auto prima di me che stava cadendo in acqua». Non gli è subito chiaro di cosa si tratti, ma poi realizza: è un incidente.
A quel punto il giovane medico scende dall’auto: «Si doveva assolutamente fare qualcosa, anche se era pericoloso e non si capiva quanto fosse fondo il canale. Nell’abitacolo poi non si vedeva nulla». Lui non ci ha pensato tanto e si è tuffato. I piedi nell’acqua melmosa. Il tentativo di aprire lo sportello del lato guida. «Era bloccato, non sono riuscito. Intanto l’abitacolo si stava riempiendo d’acqua. E così mi hanno passato un palo della segnaletica che la donna aveva abbattuto. Con quello ho sfondato il finestrino».
Ecco che finalmente dentro vede qualcosa, è un corpo, «era di schiena, con la faccia nell’acqua. L’ho girata: era ancora viva, per fortuna, semincosciente. Ma stava andando di sotto. Ed è a quel punto, non so bene come, che l’ho portata fuori».
la donna in salvo
Tutto è durato una manciata di minuti ma per Nicoletta Spaviero, la 74enne rimasta intrappolata, sono durati quanto una vita intera: la sua, intanto, era salva. Grazie anche all’aiuto dato a Micai dal giovane comacchiese Felice Costanza e da un uomo di mezza età di Porto Garibaldi. Poi sul posto sono arrivati il 118, i vigili del fuoco di Comacchio, il nucleo sommozatori di Ravenna e le forze dell’ordine.
Ma tutto è partito da Micai: «Alla donna ho anche chiesto se in macchina c’era qualcun altro e mi ha risposto di no: che sollievo, ma ho pregato che i soccorritori non tardassero. Sono stati minuti infiniti: alla fine ero sotto choc, ho anche pianto. So che lei lavorava come infermiera, era molto brava, e questo fatto rafforza i legami tra noi due». E poi il giovane medico che ha fatto? È andato a casa? Macché. «I miei colleghi mi sono venuti a prendere – spiega lui, come fosse un fatto qualsiasi –, poi ho continuato a lavorare: sa, di questi tempi c’è tanto da fare contro il Covid».
la proposta di encomio
Intanto, in laguna spunta una proposta di encomio solenne per i tre “eroi per caso” del 6 gennaio.
Infatti il gruppo Per Fare, fondato dall’ex sindaco di Comacchio, Marco Fabbri, nella prossima seduta del consiglio comunale avanzerà ufficialmente una proposta di attribuire un encomio solenne, quale forma di doveroso riconoscimento a chi, incurante dei pericoli che correva, si è tuffato nelle acque gelide del canale Lombardo, per salvare la 74enne rimasta intrappolata nell’auto.
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