L’appello del giurista sul tema mafie «Serve attenzione, anche a Ferrara»
Minari ha realizzato inchieste utilizzate nel processo Aemilia: sono tanti i segnali, occhio a investimenti strani e appalti
Davide Bonesi
Elia Minari è un giovane giurista, scrittore, esperto di mafie e corruzione, è stato uno degli ospiti più graditi all’importante convegno “Mafie in casa nostra”, andato in scena a inizio dicembre alla sala Estense con Minari figura preziosa in cabina di regia, perché nonostante sia ancora giovane in pratica sembra occuparsi da sempre di questi temi. D’altronde, basta guardare il curriculum per capire che questo giovane giurista ha la stoffa: autore del libro-inchiesta Guardare la mafia negli occhi sul tema della’Ndrangheta nel Nord Italia (Rizzoli 2017, prefazione del procuratore nazionale antimafia), che raccoglie una parte dell’attività d’inchiesta realizzata da Minari dal 2009, quando ancora frequentava il liceo a Reggio Emilia; da studente universitario a Bologna ha realizzato numerose inchieste sulla’Ndrangheta utilizzate in Tribunale e utili a cinque indagini della magistratura relative alla criminalità mafiosa nel Nord Italia; le sue inchieste vennero citate nel maxi-processo “Aemilia”, il più grande processo di mafia del Nord Italia, e nel primo punto della relazione ufficiale di scioglimento per mafia del Comune di Brescello; da dodici anni coordina l’Associazione culturale antimafia “Cortocircuito”, da lui fondata, composta da giovani di diverse città del Nord Italia e appunto dietro le quinte dei convegni a Ferrara.
«OCCHIO AI SEGNALI»
Nel corso della serata alla sala Estense Minari ha spronato anche i giornalisti a concentrarsi sul tema delle mafie in casa nostra: «Ci sono segnali che cittadini e giornalisti possono notare e approfondire – risponde –; penso a investimenti spropositati in certi settori non giustificati dalla logica. Altro strumento è lo studio dei bilanci attraverso le visure camerali e poi letteralmente seguire i soldi, per vedere se i flussi di denaro sono anche in questo caso giustificati: esempio investimenti enormi da parte di aziende con, formalmente, poche risorse economiche. Altro elemento chiave sono i cambiamenti ingiustificati, esempio in Emilia Romagna ci sono tanti casi di pizzerie e ristoranti che cambiano nome o società in modo repentino e ripetuto nel tempo, spesso dietro ci sono azioni di riciclaggio. E, ancora, operazioni “strane” per investire denaro o casi di strutture societarie a scatole cinesi. Salendo di livello vi sono anche indicatori particolari, come le interdittive antimafia o le revoche di porto d’armi a persone che hanno frequentazioni sbagliate. E un ruolo determinante ha lo sport, che è veicolo importante di consenso. A Brescello la squadra di calcio ha avuto come presidente una persona poi imputata in un processo di mafia e un importante evento sportivo aveva come sponsor una ditta amministrata da un imprenditore che aveva ricevuto l’interdittiva antimafia».
Proprio su questo tema Minari fa il ritratto del mafioso o’ndranghetista, come emerso anche nel corso del convegno ferrarese: «Non pensiamo a criminali che parlano un pessimo italiano e hanno la faccia cattiva. I mafiosi in Emilia cercano consenso, hanno il volto sorridente del benefattore, organizzano iniziative benefiche e filantropiche. Solo che dietro a quel volto c’è quello della violenza contro chi gli mette i bastoni fra le ruote. I reati sono i soliti, estorsione, prostituzione, gioco d’azzardo e l’obiettivo è quello di dare al denaro una parvenza di legalità per poi utilizzarlo negli investimenti. E se prima il settore preferito dove investire era l’edile, ora ci sono i ristoranti, approfittando ai tempi del Covid della debolezza economica dei proprietari».
ATTENZIONE AL PNRR
Sono in arrivo tanti milioni di euro con il Pnrr, una fonte dove abbeverarsi... «Servirà grande attenzione, soprattutto nel settore degli appalti. Infatti, fra gli indicatori c’è anche questo: quando c’è un appalto bisogna vedere a chi vanno i lavori, specie in subappalto e bisogna diffidare dalle aziende che arrivano da troppo lontano per un lavoro che economicamente non ha giustificazione, ma offrono prezzi eccessivamente vantaggiosi rispetto alle ditte locali, perché lo fanno? Ecco, ora che gli accessi a questi documenti sono possibili bisogna sollecitarli, specialmente per le opere pubbliche, anche nei piccoli Comuni».
Parliamo di Ferrara: la situazione sembra tranquilla. «Bisogna sempre diffidare, perché quando ero studente a Reggio e ho iniziato a fare le prime indagini sembrava non vi fossero casi, poi la città è diventata l’epicentro del grande processo Aemilia. In tutta Italia vengono toccati territori considerati immuni, perfino la Valle d’Aosta e il Trentino. In particolare, la più diffusa è la ’Ndrangheta, quindi non bisogna abbassare la guardia perché il pericolo è sempre presente».
PER I GIOVANI
Cosa si può dire a uno studente che oggi abbia voglia di mettersi in gioco in questo settore? «La prima cosa è la ricerca. Bisogna andare a vedere gli atti di cui parlavo prima, anche quelli dei Comuni, gli atti catastali, i subappalti, tutti gli indicatori dove si può scorgere un elemento di sospetto. Faccio un esempio che capita di frequente in pianura: un’area agricola che diventa commerciale, penso per un supermercato o una nuova azienda. Nel Reggiano, solo con una variante per la costruzione di un supermercato, degli imprenditori, vicini a un capocosca, hanno guadagnato oltre 700mila euro. La nostra associazione “Cortocircuito” e l’Osservatorio Legalità dell’Università di Parma, che coordino, sono attivi e gestiscono anche la formazione. Per i giovani c’è la possibilità di effettuare tirocini formativi universitari o post universitari. E prima di Natale abbiamo realizzato iniziative per scuole superiori e primi anni università in tutta la regione, coinvolgendo quasi 5.000 ragazzi, con molti ferraresi».
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