Rimborsi ex Carife «Migliaia a rischio bocciatura Si muova la politica»
Pesano le domande forfettarie respinte e le “massive” Cappellari: tutti gli azzerati ferraresi hanno diritto a ristori
Sono migliaia gli ex azionisti Carife che dall’ottobre 2020 ad oggi hanno ottenuto il rimborso del 30% di quanto perduto con la risoluzione della banca, avvenuta nel 2015. Il problema è che un numero crescente di risparmiatori nelle stesse condizioni, si trovano in queste settimane a fronteggiare la bocciatura della richiesta di rimborso sulla base di requisiti di reddito o patrimoniali, senza conoscerne i motivi né avere a disposizione un canale istituzionale per opporsi; oppure a dover dimostrare per iscritto, entro 60 giorni, le “violazioni massive” compiute dalla banca. «È inammissibile che una parte degli azzerati Carife, forse migliaia, rischino di non vedersi riconoscere almeno il rimborso del 30%, devono intervenire il sindaco e i parlamentari ferraresi»tuona Marco Cappellari (Amici Carife).
il quadro
Carife fa parte del “pacchetto” di sei banche per le quali è riconosciuto per legge un risarcimento agli ex azionisti e obbligazionisti, circa 32mila nel caso ferrarese. Per gli azionisti, in particolare, è stato creato un canale ad hoc che passa attraverso l’utilizzo di 1,575 miliardi di euro dei fondi bancari dormienti raccolti nel Fir, con richieste che dovevano essere presentate entro il 18 giugno 2020 alla Consap. Due i canali: rimborsi forfettari per vie brevi, per i risparmiatori con meno di 35mila euro di reddito 2020 o 100mila euro di patrimonio mobiliare; e il riconoscimento di violazioni di massa da parte delle banche delle regole ai danni dei risparmiatori, con procedure più complesse.
Le domande presentate dalle sei banche sono state complessivamente 144.425, delle quali 125.085 sul canale forfettario e 19.340 per le massive. Consap finora non ha dato informazioni sulla suddivisione tra banche né comunica l’esito della domanda ai risparmiatori: questi ultimi si sono quindi trovati in bonifico direttamente in conto, «e si può immaginare la gioia di quelle famiglie - racconta Cappellari - come invece lo sgomento di chi deve fronteggiare una bocciatura o richieste di approfondimenti che neanche gli addetti ai lavori comprendono fino in fondo».
le indicazioni
Gli Amici provano anzitutto a dare risposte ai risparmiatori intrappolati in questi imprevisti: «Chi ha ricevuto la comunicazione del rigetto diamo indicazione di opporsi, chiedendo di passare al canale delle violazioni massive» dice Cappellari. Il problema aggiuntivo, come annota la commercialista Susanna Giuriatti, è che non esiste un iter definito per opporsi alla bocciatura, «in certi casi abbiamo riscontrato errori nella valutazione della commissione tecnica, per cui è opportuno opporsi in autotutela chiedendo una revisione. In alternativa c’è la strada del ricorso in tribunale oppure di interventi politici». Per le violazioni massive è comunque necessario rispondere entro 60 giorni come suggerisce Consap, in attesa di chiarimenti “politici”.
gli appelli
«Abbiamo già contattato il sindaco di Ferrara e parlato con diversi parlamentari di tutti gli schieramenti. È inammissibile - scandisce Cappellari appellandosi ai politici - che restino fuori dai rimborsi degli azzerati ferraresi proprio per la pecularità delle vicende che hanno portato alla risoluzione della banca». In sostanza la tesi degli Amici è che le violazioni massive non devono essere provate dai singoli, ma sono dimostrate dal fatto stesso che la banca abbia passato otto anni sotto la vigilanza Bankitalia ed a luglio 2015 fosse virtualmente salva grazie all’intervento del Fir, bloccato dal diniego della Commissione europea per valutazioni simili a quelle bocciate di recente dai tribunali italiani per il caso Tercas. «Ci consideriamo azzerati, non truffati» ha ripetuto Cappellari.
Altre richieste ai politici sono «spingere per la riapertura dei termini delle domande di rimborso, c’è chi nella tempesta Covid non ha fatto in tempo a presentarli; di opporsi ai rigetti delle forfettarie e di destinare comunque gli eventuali residui del Fir ad aumentare la percentuale dei rimborsi: ci opponiamo a che questi fondi vengano utilizzati per ristorare vittime di altri dissesti, come PopBari o Deiulemar».
Stefano Ciervo
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