La Nuova Ferrara

Ferrara

Morì per colpa anche di Polizia e Autostrade E solo dopo 10 anni lo Stato pensa a risarcire

Daniele Predieri
Morì per colpa anche di Polizia e Autostrade E solo dopo 10 anni lo Stato pensa a risarcire

La tragedia di Ennio Accorsi: nel 2012 si schiantò sulla Ferrara-Mare contro auto abbandonata e non recuperata 

3 MINUTI DI LETTURA





Il processo

Questa è la storia di una delle tragedie più inquietanti, contorte e imprevedibili mai accadute a Ferrara: 10 anni fa, il 20 agosto 2012, un uomo, un tossicodipendente, con un’auto rubata (e assicurazione scaduta), si mette in viaggio sulla Superstrada. Appena fuori Ferrara - km 4 Ferrara-Mare, tra gli svincoli della Porrettana e l’Adriatica - l’auto resta a secco e il conducente l’abbandona ferma in corsia di marcia per andare con una tanica a cercar benzina.

Un’ora e 10 minuti

Quell’ostacolo rimase lì oltre un’ora e 10 minuti nonostante le tante segnalazioni concitate degli automobilisti di passaggio ai vari centralini 113, polstrada di Ferrara, quella di Atledo, il Coa (centro operativo autostradale della Polzia) e la Società autostrade che ha in gestione la bretella della Superstrada. Questi due ultimi enti si palleggiarono la responsabilità di intervenire, di dover segnalare e spostare quell’ ostacolo, non lo fecero: «non gestirono il rischio», emerse dall’indagine. Così, contro quel rischio, la piccola Opel Corsa abbandonata, andò a schiantarsi un motociclista ferrarese, Ennio Accorsi, 57 anni, che dopo essere caduto dalla moto venne investito da un ’auto che transitava e lo uccise.

Per la morte di Accorsi, al processo di primo grado vennero condannati l’automobilista che abbandonò l’auto, Sergio Bonora (2 anni e 3 mesi per omicidio colposo); Gabriele Carlini, il capoturno al Coa della Polizia e il collega Marco Barbieri e l’addetto di Società Autostrade, Giovanni De Luca, alla pena di 6 mesi per il concorso nel reato .

Questo il passato che a 10 anni dalla tragedia e tanti altri tra indagini, processi, richieste e ancora richieste, è tornato attuale più che mai ieri mattina davanti ai giudici della Corte d’appello, quando finalmente si è aperto uno spiraglio sulla vicenda: lo Stato italiano, chiamato in causa tramite l’avvocatura per i due poliziotti condannati, ha ammesso che vi sono margini per valutare e chiudere la richiesta di transazione danni presentata dai familiari della vittima e dal loro legale, Giampaolo Remondi.

Richiesta alla quale finora l’Avvocatura non aveva mai risposto, fino a ieri mattina: ieri il nuovo legale subentrato ad un collega andato in pensione ha ravvisato invece che potrebbero esservi margini per il risarcimento: e alla prossima udienza del 24 marzo darà una risposta alle richieste della famiglia della vittima. Perchè lo Stato deve essere responsabile dal punto di vista civilistico in quanto per la morte di Accorsi vennero condannati come responsabili civili Ministero Interni e Autostrade.

Sempre più contorto

Per la società, al processo c’è l’assicurazione Generali e anche Unipol per il Fondo vittime della strada: in un caso così contorto non poteva mancare un’altra complicazione, poichè non essendo l’auto assicurata, deve interviene il Fondo, il consorzio tra assicurazioni che fa fronte nei casi di mezzi no assicurati ad indennizzi. Al centro del processo voluto, coordinato e fatto crescere all’epoca dal pm Nicola Proto con le indagini di Polstrada di Altedo e carabinieri della procura, c’era lo scaricabarile tra gli addetti della centrale Coa di Bologna di quel giorno e quelli della Società Autostrade. Che ora dovrà essere confermato o no in appello.

Daniele Predieri

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google