Ricatti fra agenti Richiesta perizia sulla calligrafia
Ricatti in carcere contestati in un processo ancora in corso, con un ispettore della polizia penitenziaria accusato di avere estorto pacchetti di sigarette e soldi ai detenuti e il vicecomandante del penitenziario, parte civile nel processo, schierato contro il suo collega. Per colpire il dirigente, l’imputato avrebbe “attivato” un detenuto in permesso al quale avrebbe chiesto di incendiare l’auto del superiore. I testimoni del procedimento sono pentiti e altri detenuti che hanno raccontato quanto hanno appreso, dietro le sbarre, di una vicenda che il tribunale si appresta a districare in un contesto che si presenta alquanto problematico. Le ricostruzioni in aula, finora, hanno solo in parte chiarito quanto è effettivamente avvenuto fra le mura del carcere cittadino fra il 2015 e il 2019. Ieri nuova udienza con la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Denis Lovison, di svolgere indagini difensive per acquisire documentazione in possesso dell’istituto di detenzione e per effettuare una perizia calligrafica. Da ricordare che nel corso del processo l’accusa di aver perpetrato un ricatto con minaccia è stata modificata, ora viene contestata l’induzione. L’avvocato Lovison ha chiesto la perizia per verificare se la calligrafia che compare su un bigliettino con la richiesta di incendiare l’auto del dirigente appartiene all’imputato. Il tribunale si esprimerà sulle richieste alla fine di marzo, nel corso dell’udienza saranno sentiti anche alcuni testimoni.
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