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rischio assenze nei campi 

Le organizzazioni agricole: «Riconoscere i vaccini extra Ue»

Giovanna Corrieri

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Secondo Confagricoltura Ferrara la quota di assenze causa covid nelle campagne è inferiore al 5%; un po’ più alta (fra l’11 e il 13%) se si considerano le aziende di grandi dimensioni o le situazioni di lavoro al chiuso, per esempio negli uffici o nei magazzini.

Ora come ora (nel settore agricolo è “solo” tempo di potatura di alberi da frutto, di semina e di aratura) anche le aziende che hanno avuto le percentuali più alte di assenze sono riuscite a fare fronte alle difficoltà con assunzioni aggiuntive o attraverso riorganizzazioni nelle proprie unità produttive: «è chiaro però che se questo avvenisse in estate con la raccolta della frutta sarebbe un dramma», sottolinea il direttore di Confagricoltura Paolo Cavalcoli.

In questa prospettiva anche l’impatto dell’obbligo vaccinale per gli over 50 sul settore lo si potrà calcolare verso aprile, fa presente Stefano Calderoni (presidente Cia), e molto farà anche l’eventuale riconoscimento dei sieri “extra Ue” ai lavoratori agricoli stranieri (poco più di un terzo nel Ferrarese). «L’introduzione dell’obbligo vaccinale è per noi uno strumento assolutamente utile per garantire sicurezza ai lavoratori – precisa Calderoni – ma si tratta di un provvedimento che inciderà in modo significativo nelle nostre campagne visto che abbiano una popolazione di over 50 molto importante». E il vero problema potrebbe presentarsi appunto in primavera con i lavoratori stranieri: «chiediamo accordi bilaterali – dice Calderoni – il vero tema è infatti il riconoscimento delle vaccinazioni fatte in paesi extra Ue. Penso soprattutto al Pakistan dove è largamente diffuso il siero cinese Sinovac, riconosciuto dall’Oms ma non dalla comunità europea: potremmo trovarci davanti a uno scenario paradossale per cui i lavoratori extra comunitari che si sono vaccinati nei loro Paesi di origine non potranno lavorare in Italia. E per l’agricoltura ferrarese l’importanza dei lavoratori stranieri è strategica».

Anche Cavalcoli sull’obbligo over 50 precisa che «Confagricoltura è favorevole a tutti gli strumenti che ci consentono di tenere fuori dai confini delle nostre aziende la pandemia, ma siamo preoccupati perché dal nostro osservatorio ci risulta che il 35% della manodopera in agricoltura ha più di 50 anni». E ricorda: «già l’introduzione del green pass aveva creato qualche problema a ottobre/novembre: dovevamo raccogliere le mele tardive e molti stranieri, in particolare rumeni, erano tornati a casa perché non si volevano vaccinare. Altri erano rimasti facendo il tampone: ora ci chiediamo quanti di questi si vaccineranno». Anche per Cavalcoli inoltre sarebbe necessario «il riconoscimento dei vaccini somministrati extra Ue: non possiamo certo chiedere a un lavoratore che si è magari vaccinato un mese fa con Sputnik di vaccinarsi con uno dei nostri, è assurdo».

A ogni modo «laddove non fosse possibile riconoscere altri vaccini – è la considerazione del direttore di Coldiretti Ferrara, Alessandro Visotti – abbiamo bisogno di alternative: per questo insistiamo per avere politiche del lavoro che siano snelle e fruibili nell’immediato, come i voucher, per permettere a giovani, pensionati, di dare il proprio apporto al settore. È una condizione che dobbiamo garantire quella di avere sempre cibo genuino e a chilometro zero».

Giovanna Corrieri

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