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Ex S. Giorgio, contrasti e addii tra il personale infermieristico

Ex S. Giorgio, contrasti e addii tra il personale infermieristico

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Professionisti che chiedono il trasferimento e organizzazione in continua evoluzione in un reparto conosciuto a livello nazionale. Succede al Dipartimento di Riabilitazione di Cona, ex San Giorgio. Alla base di tutto la scelta compiuta alcuni anni fa da parte della direzione generale di smembrare il coordinamento degli infermieri, fino ad allora unificato, tra i due reparti: in sostanza un “caposala” per la Umr (Unità medicina riabilitativa) ed uno per la Ugc (Unità gravi cerebrolesi). Per via della particolarità della specialistica e per compensare l’uso comune di strumenti, il coordinamento infermieristico era sempre stato assegnato ad una sola persona, in maniera da avere una congrua integrazione del personale all’interno dei vari servizi, l’ottimizzazione delle risorse, ed una più facile gestione di sei posti letto della medicina riabilitativa che a partire dal novembre 2017, sono sistemati tra gli spazi della Ugc; era inoltre possibile fornire all’utenza una risposta univoca sul percorso riabilitativo svolto dai pazienti. Con il doppio coordinamento, per oltre un anno, i sei posti letto Umr sono stati “girati” al coordinamento Ugc, generando una gestione poco in linea con a quanto previsto contrattualmente dal bando.

Inaspettate alcuni mesi fa le dimissioni dall’incarico del coordinatore infermieristico dell’Ugc, con la direzione dell’Azienda ospedaliera costretta ad emanare un nuovo bando. Nell’occasione i posti letto venivano assegnati definitivamente alla Ugc.

Ha suscitato malumori, poi, la gestione diretta da parte della responsabile infermieristica di Dipartimento, la quale avrebbe escluso il coordinatore e parte del personale dalle decisioni gestionali di pratiche ormai consolidate. Sul piatto della bilancia infine il comportamento messo in atto dalla coordinatrice Ugc uscita dal bando la quale, mesi fa, venne segnalata alla Direzione delle professioni in quanto promotrice di una raccolta firme che metteva fortemente in discussione l’operato del precedente responsabile. Altri dipendenti si sono dissociati da questo approccio, evidenziando un rapporto di supremazia piramidale e sovraccarichi di lavoro. Di qui la richiesta di trasferimento di circa un terzo del personale, da anni formato specificatamente per questi pazienti.

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