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Gli animali di Burana in fila per la protezione del santo

Mirco Peccenini
Gli animali di Burana in fila per la protezione del santo

Religiosità e tradizione si mescolano nella cerimonia dedicata a S. Antonio Abate Undici cani ma anche un coniglio e una tartaruga in chiesa assieme ai proprietari

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BURANA. Ancora una volta Burana ha voluto concretizzare, ieri mattina, la ricorrenza di Sant’Antonio Abate, per mezzo di un cerimoniale che ha permesso lo svolgimento in sicurezza della manifestazione forse più suggestiva e simpatica della locale parrocchia. Sant’Antonio Abate viene universalmente riconosciuto come il santo patrono degli animali. Non soltanto quelli domestici, ma anche quelli da cortile. Non è un caso, insomma, se per secoli nella giornata del santo si sia assistito alla benedizione delle stalle, dei pollai, dei giacigli degli animali, curati proprio per l’occasione. Si dice che nella notte di Sant’Antonio Abate gli animali si “parlino”. Certamente, quello celebrato ieri è stato un evento dedicato al santo che, in buona sostanza, si mescola da sempre con la tradizione di un territorio rurale e che assume i contorni di un evento benaugurale. Come dimostrano i tanti falò accesi in giro per il Paese e che hanno il significato di bruciare il “vecchio” e il negativo, aprendo le porte ad un rinnovamento, che si accompagna forse anche all’attesa ed alla speranza di vedere finire presto l’inverno. Non è un caso, insomma, se l’effigie di Sant’Antonio Abate, dove il santo appare accostato ad un maialino che porta una campanella, è sovente associata anche al fuoco.

La chiesa di San Giacomo Maggiore per il secondo anno, ha visto accompagnare alla cerimonia officiata da don Roberto Sibani un importante messaggio finale, rappresentato dalla benedizione degli animali per i quali i loro proprietari si erano prenotati, nei giorni scorsi, al fine di ottemperare alle misure anti-Covid, evitando così gli assembramenti. Sono stati portati in chiesa undici cani, un coniglio e una tartaruga per ricevere la benedizione estesa a tutti gli animali da compagnia ed agli amici quotidiani a quattro zampe che, in una ritrovata centralità, svolgono un ruolo fondamentale nella cura delle persone, trasmettendo affetto attraverso la pet therapy.

Una benedizione che a Burana ha avuto come sottofondo, nella giornata dedicata a Sant’Antonio Abate, le note dello storico organo a canne firmato dal maestro Traeri. Uno strumento capace di scandire una suggestiva terza domenica dell’anno che ha visto una gioiosa partecipazione, così come era avvenuto soltanto poche settimane fa con il concerto del 26 dicembre, che aveva rinsaldato il legame ideale dell’antico strumento datato 1726 con la sua comunità. Un organo, per la cronaca, è tornato a suonare dopo un minuzioso restauro, e che ha ridato lustro alle sue note dopo 70 anni di silenzio. Anche questo è il segno di una comunità che torna a riscoprire i suoi valori fondanti.

Mirco Peccenini

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