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LIDO SPINA 

Logonovo insabbiato «Qui muore tutto»

Katia Romagnoli
Logonovo insabbiato «Qui muore tutto»

Allarme dalle cooperative: «A rischio le vongole seminate» Dragaggio anche per la diportistica: ma il sindaco non riceve

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LIDO SPINA. Lanciano un grido d’allarme diportisti e cooperative assegnatarie di concessioni di allevamento di vongole lungo il canale Logonovo al Lido di Spina, dove la navigazione è compromessa dalla permanenza di cumuli di sabbia che, in condizioni di bassa marea, uniscono le due sponde. Il fenomeno non è nuovo e sempre con maggiore frequenza, negli anni, la Regione è intervenuta con operazioni di dragaggio, recuperando i sedimenti sabbiosi scavati, per assicurare il ripascimento dell’arenile nel tratto più a sud.

«Non c’è più acqua nel Logonovo, si è formata una montagna di sabbia e se andiamo avanti così – esclama Vittorio Cavallari, presidente della cooperativa La Buca –, la semina delle vongole muore. Il Logonovo è un canale primario, che dà ossigeno a tutti i canali sub lagunari, alle valli e alla salina. L’amministrazione comunale deve spingere, perché la Regione inizi i lavori di dragaggio».

Il timore, condiviso da un centinaio di addetti alla molluschicoltura, che operano all’interno delle 7 cooperative titolari di concessioni per l’allevamento delle vongole nel Logonovo, è quello di andare incontro alla perdita totale del prodotto, non appena le temperature si alzeranno. La mancanza di acqua fa venir meno l’apporto di plancton necessario allo sviluppo del novellame, con conseguente morìa e azzeramento dei redditi per le cooperative che operano nell’area.

«Non riusciamo a ottenere un colloquio con il sindaco – prosegue Cavallari – e in Comune è impossibile accedere. Siamo molto preoccupati per il nostro lavoro. È la fonte di sostentamento di tante famiglie comacchiesi. Chiediamo solo che vengano salvaguardati il nostro lavoro e i nostri sacrifici con un dragaggio urgente».

IL DISAGIO

Nell’area opera anche la Nautica Cestari, alle prese con difficoltà sempre più pesanti, tenuto conto che i costi di gestione sono incrementati anche in funzione del ricalcolo dei canoni demaniali. «La concessione della gru per sollevare le imbarcazioni da diporto, in passato mi costava 450 euro all’anno, che da quest’anno sono schizzati a 2.500 euro. La foce del Logonovo è ormai chiusa, non si riesce a navigare – prosegue Cestari –. Lo scorso anno sono riuscito a lavorare solo in luglio: potrò mai sostenere costi per la Bolkestein così elevati, se non posso lavorare? ».

Come se non bastasse, l’Ufficio demanio del Comune risulta ancora sguarnito di personale e, dopo un colloquio con il nuovo dirigente del settore lavori pubblici, Cestari è stato indirizzato al settore demanio marittimo della Regione Emilia Romagna. «Quest’anno ho deciso di non pagare il canone demaniale – è lo sfogo di Cestari –; in Comune mi rimpallano a Bologna, dicendomi che non dipende da decisioni assunte a livello locale. Ma non è colpa mia se non riesco a lavorare perché il Logonovo è insabbiato e tardano a partire i lavori di scavo. La gente vuole andare in barca e io, per non chiudere, mi sono rimboccato le maniche, noleggiando canoe e sup e riparando biciclette. Il sindaco (Pierluigi Negri; ndr) è mio amico, ma non riesco ad avere un appuntamento. Non ho alcuna intenzione di andare a Bologna».

La regione ha stanziato a bilancio 260mila euro destinati al dragaggio del Logonovo, ma per il presidente della cooperativa La Buca «sono un’inezia, perché se e quando partiranno, ci ritroveremo da capo nel giro di tre o quattro mesi».

Katia Romagnoli

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