In Terapia intensiva solo infettati da Delta
A Cona l’unica paziente grave Omicron ha problematiche non Covid. Il primario Volta: gli intubati quasi tutti senza vaccino
La variante Omicron è davvero meno aggressiva, soprattutto nei confronti dei vaccinati almeno con doppia dose e soprattutto con il booster? A valutare le conseguenze dell’imporsi del ceppo “sudafricano” dall’osservatorio di una Terapia intensiva, quella dell’ospedale Sant’Anna, la risposta sarebbe tendenzialmente affermativa. Per trarre conseguenze definitive sull’impatto che avrà la Omicron sul sistema ospedaliero non solo ferrarese, comunque, sarà bene attendere gli esiti a medio termine dell’infezione sulle persone non vaccinate, di solito apprezzabile dopo alcune settimane di forte crescita dei contagi.
l’osservatorio
Carlo Alberto Volta dirige la Terapia Intensiva Covid di Cona, 15 posti letto ormai fissi da molte settimane, 13 dei quali attualmente occupati. Da chi? «Possiamo dire che attualmente i nostri pazienti siano quasi tutti infettati con la variante Delta: una sola persona, infatti, risulta essere colpita dalla Omicron, ma è qui per problemi non indotti direttamente dal Covid e comunque sta già molto meglio» è la risposta che apre una prima finestra valutativa. I pazienti ferraresi più gravi appartengono dunque alla fase precedente della pandemia, quella dominata dalla variante Delta, che si conferma aggressiva quasi quanto le “cugine” comparse nel 2020, e che sta ancora parzialmente convivendo con la Omicron. Quest’ultima, responsabile della maggior parte dei casi delle ultime settimane, ancora non ha di fatto portato in Terapia intensiva alcun contagiato.
Le polmoniti bilaterali che hanno colpito i pazienti Delta, comunque, sono «simili a quelle di due anni fa», osserva ancora Volta.
L’altro elemento di riflessione riguarda la tipologia dei pazienti gravi. «Nelle ultime settimane abbiamo avuto dal 10 al 20% di ricoverati con doppia vaccinazione o booster, tutti gli altri sono non vaccinati o con una sola dose - spiega il dirigente medico - I primi sono molto più anziani e con co-morbilità importanti, mentre i non vaccinati hanno età basse e sono di solito sani. Parliamo di persone dai 40 ai 60 anni, attualmente il più giovane ha 52 anni ma abbiamo dovuto intubare anche un 23enne, che per fortuna ha avuto un decorso favorevole».
La lunghezza delle degenza in Terapia intensiva per questi pazienti non è molto cambiata rispetto alle prime fasi della pandemia, siamo sempre attorno al mese, «ed è sicuramente un’esperienza pesante» sottolinea Volta.
Le indicazioni
Il numero dei letti è stabile da diverse settimane, «riusciamo a rimanere in equilibrio tra dimissioni e nuovi ingressi, un segnale che siamo arrivati al plateau dei ricoveri gravi» è sempre il primario a parlare. Si tratta di un’indicazione importante anche in proiezione regionale: Ferrara non sta contribuendo ad innalzare il parametro ormai decisivo per impedire il passaggio dell’Emilia in zona arancione o addirittura rossa.
L’altra indicazione ci tiene a darla Volta: «È vero che anche i vaccinati possono contrarre il Covid, avere febbre e tosse, esattamente come chi s’immunizza contro l’influenza di stagione: il punto vero resta la protezione che il vaccino anti-Covid sta conferendo contro le forme gravi».
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