Minacciata da padre e fratello Le accuse al vaglio dei giudici
La figlia diciottenne: «Segregata perché non voglio essere musulmana» L’uomo è in carcere, l’incidente probatorio è stato fissato per il mese di febbraio
Mai le aveva imposto il velo, mai segregata o sequestrata; lui, il padre, diceva ancora al giudice che lo aveva fatto arrestare: «non capisco i motivi per cui mia figlia mi accusi di tutto questo».
Le accuse della figlia, una ragazza 18enne di origini marocchine, che vive e lavora a Ferrara, erano diventate reati gravissimi per il padre: maltrattamenti, sequestro, minacce di morte. Solo perché, lei disse, non voleva essere musulmana, seguire la religione ma essere solo una ragazza di 18 anni, come tutte le altre sue amiche. Ora quelle accuse, raccolte dalla Squadra mobile di Ferrara, però, dovranno essere “convalidate”, “provate”.
Per questo motivo la vicenda che lega il padre 56enne e un fratello 32enne a questa ragazza come vittima dovrà essere rivista davanti ai giudici, a psicologi con un interrogatorio in “incidente probatorio”. L’udienza è fissata ai primi di febbraio e allora la ragazza dovrà rinnovare tutte le accuse raccolte in ore e ore di colloqui e interrogatori con gli ispettori della Mobile e altrettanti psicologi.
Il caso aveva avuto una vasta eco in tutta Italia, e molti lo avevano associato a un altro caso, ben più grave e drammatico, quello di Saman, la ragazza scomparsa nel Reggiano, giovane pakistana uccisa dalla famiglia perché voleva vivere all’italiana, il cui corpo non è mai stato trovato.
Ora in attesa dell’incidente probatorio, la difesa (il nuovo legale Matteo Sanzani) sta valutando altre indagini da eseguire per acquisire più elementi e chiarire il contesto di questa vicenda. Chiederà anche di sentire altre persone, vicine alla ragazza che non sono mai state ascoltate durante le indagini. Che ricordiamo vennero accelerate dagli inquirenti proprio per le minacce di morte subite dalla ragazza, riferite agli ispettori di Polizia, che temevamo potesse diventare un altro caso Saman.
Da qui i provvedimenti cautelari decisi, però, sulla base delle dichiarazioni della ragazza senza altri riscontri esterni, come del resto sottolineava lo stesso giudice che firmò le misure, accogliendo il quadro di indizi gravi. C’è dunque la necessità di approfondire il contesto, chiarire i fatti: cautela massima e per questo la stessa procura ha chiesto la “garanzie” dell’incidente probatorio.
La vicenda rimbalzò sulle cronache ai primi di dicembre quando il padre venne arrestato e il fratello della ragazza obbligato a non avvicinarsi a lei. I racconti della ragazza portarono a evidenziare che lei era stata costretta a sposarsi in Marocco, con un cugino. Che veniva segregata in casa in Marocco, obbligata a mangiare pane e olio e fare la sguattera. E poi una volta scappata e tornata in Italia, nel Bolognese dove abitava con la famiglia, veniva rinchiusa in cantina, per giorni, legata mani e piedi a una sedia: «Così questa sarà la tua tomba» le diceva il padre (così ha raccontato lei).
La ragazza voleva essere come tutte le sue coetanee, vivere la sua vita senza dogmi, divieti, ricatti religiosi o familiari. Ma non poteva farlo: viveva con l’incubo del padre e del fratello, e solo alla fine di novembre trovò il coraggio di raccontare e denunciare ciò che aveva subito alla Squadra mobile di Ferrara. Ora dovrà ripetere le accuse davanti ad altri giudici e in contraddittorio.
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