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Fellini, i giorni del San Giorgio con il progetto per i giovani

Fellini, i giorni del San Giorgio con il progetto per i giovani

Nel giorno del suo 102º compleanno il ricordo di Anna Cantagallo È la dottoressa che ha assistito il regista nella riabilitazione dopo l’ictus 

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Il racconto

Federico Fellini aveva dentro di sé la genialità anche nella patologia. È stato capace di trovare spunti geniali anche durante il progetto riabilitativo, a Ferrara. Diceva sempre: appena ritorno a Roma voglio realizzare un cortometraggio per sensibilizzare, soprattutto i giovani, alla prudenza alla guida”. A raccontare aneddoti e ricordi dei giorni del ricovero ferrarese del grande Maestro, che ieri avrebbe compiuto 102 anni, è Anna Cantagallo, medico neurologo e fisiatra che lo seguì per il programma cognitivo durante la riabilitazione all’ospedale san Giorgio di Ferrara, dove venne ricoverato dal 20 agosto 1993 dopo l’ictus ischemico che lo aveva parzialmente paralizzato.

Ferrara ha recentemente dedicato al premio Oscar una mostra al Padiglione di arte contemporanea, con gli scatti di scena del fotografo Franco Pinna.

«Federico aveva bisogno di un rapporto medico-paziente stretto e collaborativo – spiega Cantagallo -. Come medici dovevamo attenerci al nostro ruolo e alle competenze scientifiche, ma il regista delle relazioni era lui. Era una crescita vicendevole. Lo ricordo come una persona dalla straordinaria umanità. Trovava la parola giusta per ogni persona. Dentro di sé aveva tutti gli stili umani», racconta la dottoressa che ricorda inoltre il complesso percorso di recupero delle funzioni realizzato a fianco del Maestro: «Ebbe un ictus con emiparesi sinistra e una riduzione dell’attenzione nello spazio di sinistra – spiega -. Quei disturbi gli facevano percepir “il mondo a metà», lo facevano scrivere e disegnare, inizialmente, in metà foglio. All’inizio non se ne rendeva conto, poi, col procedere della riabilitazione, recuperò la consapevolezza della metà mancante e contemporaneamente aumentò le capacità di esplorare a sinistra. Ma riuscì a trarre da quel ricovero la spinta per lanciare il progetto di una campagna contro le cosiddette stragi del sabato sera. Progetto che aveva già in mente e illustrato a medici e amici. «La scena che ci aveva illustrato – spiega Cantagallo – partiva con la salita di un ascensore al cielo. Poi, all’improvviso, la camera avrebbe inquadrato l’apertura dell’ascensore e l’immagine si sarebbe focalizzata sulla visione shock di un giovane su una carrozzina, ripreso in prospettiva centrale. Voleva rappresentare, con sequenze forti, il dramma degli incidenti stradali, creando negli spettatori l’occasione per riflettere sui rischi dell’alta velocità». Insomma, aveva messo il suo genio a servizio dell’educazione stradale inducendo una riflessione, a partire dai significati e dalla forza che scaturiscono dalle immagini».

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