«All’ex Vm Cento serve un investimento»
Verla, segretario generale Fiom, chiede un tavolo istituzionale: «Stellantis deve fare chiarezza, anche per l’indotto»
CENTO. Cresce la preoccupazione all’interno dello stabilimento Stellantis di Cento. Sul futuro della ex Vm regna un silenzio sinistro, a sua volta causa di voci che ancora non trovano conferma né smentite. Cerchiamo allora di fare chiarezza con Giovanni Verla, segretario generale Fiom Ferrara. Lo stesso sindacalista, però, ammette una situazione “fumosa” attorno al destino dell’impianto produttivo.
«Cento sembra fuori dalla cartina del territorio nazionale per Fca. Ogni volta che si discute del futuro sia dell’assemblaggio, sia della componentistica, lo stabilimento di Cento non è mai citato. I motori che si fanno a Cento non sono piccoli, sono 3.000 cc V6 diesel, da montare su veicoli d’importanti capacità, così l’unico mercato di riferimento è quello americano. Ma il punto vero è che abbiamo visto in questi anni questo stabilimento depauperato delle sue caratteristiche di progettazione: oggi il centro tecnico è rientrato nell’orbita gravitazionale di Fca e questa è un’assoluta criticità, assieme al calo di occupazione: negli ultimi 5 anni sono state perse 500 unità».
Si fa un gran parlare di vendita e torna in auge come acquirente la Punch spa di Torino, per altro una bella realtà, innovativa e in fase di grande espansione: «Sono voci che si rincorrono da tempo - ammette Verna -, ma noi attendiamo l’1 marzo per la comunicazione del piano industriale. Come Fiom diciamo che bisogna ragionare di transizione ecologica, per andare oltre il diesel, quindi verso l’elettrico e l’idrogeno».
Una direzione che potrebbe essere intrapresa a maggior ragione con l’azienda torinese, legata a doppio filo con il Politecnico. Intanto, però, manca chiarezza: «Penso sia necessario che tutti i livelli istituzionali, quimndi comune, regione e ministero, aprano un tavolo: in Francia Stellantis è dentro Peugeot e lo Stato c’è, in Germania Stellantis è dentro Opel e lo Stato c’è, in Italia no. Serve una regia politica, il settore automotive è il primo per produzione nel nostro Paese, eppure non c’è attenzione del governo: non abbiamo una convocazione al ministero sulle motorizzazioni, lo stiamo attendendo da due anni...».
Un primo segnale, a livello locale, è arrivato: «Giovedì abbiamo un incontro con il nuovo sindaco, che ci ha convocato: mi aspetto ci sia una presa di posizione chiara verso la proprietà, questo nel Ferrarese è il secondo stabilimento per la metalmeccanica, dopo Berco. Anch da parte della Regione c’è necessità che batta un colpo. Abbiamo avuto un incontro tecnico 3/4 mesi fa, al quale non è seguito nulla: è la regione del patto per il lavoro, che lo si rivendichi, anche verso aziende “scomode” come Stellantis».
Se fosse cessione? In lizza pare esserci anche General Motors: «Io - frena Verla - guardo a quello che abbiamo: è l’unico gruppo nazionale e dei più grandi a livello mondiale, noi dobbiamo rivendicare a loro un’attenzione e giocare a carte scoperte sul futuro del gruppo in Italia. Prima di tutto dev’essere chiarita la volontà, se c’è, d’investire nel sistema Paese, perché la strategia industriale pesa sul sistema Paese. Dietro all’automotive ci sono anche la chimica la produzione delle plastiche, l’economia delle risorse energetiche, la logistica, il commercio..... In questi anni a Cento si sono susseguite tante voci , non guardo a cosa sarà e con chi: serve un investimento serio su uno stabilimento nel suo ciclo tecnico, produzione e di ricerca e sviluppo. Qui non c’è stato un impatto violento come in altri stabilimenti, ma un continuo dilapidare occupazione e competenze».
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