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Obiettivo: salvare le anguille Il grande rischio è l’estinzione

Katia Romagnoli

Esperti a confronto per cercare e trovare delle soluzioni nel breve periodo Le cause cambiamento degli habitat e del clima oltre alla pesca eccessiva

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COMACCHIO. Salvare le anguille dal rischio estinzione è l’obiettivo condiviso, nell’ambito del progetto europeo Lifeel, da Università di Ferrara e Bologna, istituzioni e mondo della pesca. Nel corso di un incontro organizzato, ieri pomeriggio, nella Manifattura dei Marinati, studiosi, esperti conoscitori delle valli di Comacchio, rappresentanti delle istituzioni hanno avviato un confronto, mirato a scandagliare le cause del calo delle anguille a livello mondiale. «Le cause della drastica diminuzione delle anguille – ha sottolineato Mattia Lanzoni, ricercatore in etologia del Dipartimento di scienze dell’ambiente e della prevenzione dell’ateneo di Ferrara -, sono da attribuire principalmente al cambiamento degli habitat, alla pesca eccessiva di quelle giovani e ai cambiamenti climatici».

È in corso, grazie al progetto Lifeel di tutela e conservazione dell’anguilla europea, finanziato con 4 milioni di euro di risorse comunitarie, il monitoraggio del tragitto, ancora in gran parte avvolto dal mistero, che porta le anguille a riprodursi nel lontano mar dei Sargassi.

il futuro

«Stiamo ottenendo i primi segnali positivi dal tracciato tenuto da 49 anguille liberate recentemente, per verificare le varie fasi migratorie – prosegue Mattia Lanzoni -; questa operazione si è resa possibile grazie ai trasmettitori inseriti nelle loro cavità addominali e da Cervia sono arrivati i primi elementi significativi del loro viaggio lungo l’Adriatico».

Gli studi in corso coinvolgono anche l’Università di Bologna, rappresentata all’incontro di ieri da Oliviero Mordenti, professore del Dipartimento di Scienze mediche veterinarie dell’ateneo felsineo, il quale ha posto l’accento sull’unicità, a livello europeo del progetto avviato. «Con questo sistema – ha precisato Mordenti -, liberiamo solo le anguille che manifestano lo stimolo migratorio. Siamo una dei pochi gruppi di ricerca che fanno riprodurre le anguille con tecniche di riproduzione naturali. 49 esemplari sono stati dotati di sonar, mentre altri 700 sono stati dotati di flag colorati, che le rendono riconoscibili in caso di cattura casuale».

Il codice associato al flag consente di stabilire tanti aspetti legati al viaggio compiuto, all’eventuale cattura accidentale e alla successiva liberazione». Per Massimiliano Costa, direttore del Parco del Delta del Po, collegato in videoconferenza, «se si risolvono problemi di conservazione della specie, si dà valore aggiunto a tutti i pesci che popolano le valli di Comacchio, dai cefali, alle acciughe, ai latterini e a tanti altri. Per fare questo è necessario avere vicina la comunità di Comacchio».

A moderare l’incontro è intervenuto Giuseppe Castaldelli, professore del Dipartimento di scienze dell’ambiente e della prevenzione dell’Università di Ferrara, il quale ha ricordato le tappe del progetto pilota Lifeel, partito un anno fa. «Dal 2017 l’ente Parco coordina il rilascio di anguille vallive, nell’ambito del progetto di riproduzione della specie. Questo nuovo progetto – ha evidenziato Castaldelli – ci ha permesso di potenziare questa azione e sino al 2024 verranno liberati sempre più esemplari. Il monitoraggio è in capo al nostro ateneo».



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